1 luglio, Giulietti: Togliamo il bavaglio di Regime ai terremotati dell’Abruzzo

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Perchè le tv del partito dell’amore odiano i terremotati che protestano e li oscurano? La domanda sorge spontanea analizzando i comportamenti del polo Raiset, salvo le solite pochissime eccezioni, nei confronti della popolazione dell’Abruzzo. Subito dopo lo scempio quella terra fu trasformata in un immenso set sul quale apparivano, benedicevano, promettevano Berlusconi, il fido Bertolaso, l’amico Letta.
Furono i giorni delle dirette, dei comizi a rete unificate, dei bimbi accarezzati dal sultano, delle chiavi di casa consegnate durante il Tg delle 20, del G8 in versione spot.
Il presepe, mediatico e politico, sembrava indistruttibile, sino a quando un gruppo di giudici e poliziotti cominciò a inseguire le cricche, a svelare gli imbrogli, a rendere pubblico, anche attraverso le intercettazioni, il cinismo degli sciacalli.
Quel presepe è stato rovinato anche dalla determinazione di coraggiosi amministratori e dal civismo dei comitati locali che hanno cominciato a reclamare dignità e legalità, armandosi di carriole e sostituendosi agli incapaci e ai venditori di sogni.
Non appena sono diventati una realtà e hanno cominciato a incrinare il muro del silenzio e delle omertà, sino ad arrivare alla grande manifestazione dei giorni scorsi, sono diventati il nemico, un soggetto politico e sociale da oscurare ed espellere dai Tg del polo Raiset.
Quelle donne e quegli uomini che venivano inseguiti da telecamere e microfoni quando dovevano testimoniare il loro ringraziamento al sultano e al suo governo, sono improvvisamente diventati soggetti da oscurare e da silenziare, perché il loro urlo potrebbe "fare male al re", per parafrasare Dario Fo.
Per queste ragioni queste donne e questi uomini sono arrivati a Roma, sono andati sotto la sede della Rai di Viale Mazzini, hanno urlato la loro rabbia, hanno minacciato di disdettare un canone che, per loro e non solo per loro, suona ormai come una beffa.
Non solo gli abbiamo espresso la nostra solidarietà, ma li abbiamo anche invitati alla manifestazione del primo luglio contro il bavaglio.
Chi meglio di loro potrà spiegare quali saranno le conseguenze di questa legge della vergogna? Chi meglio degli oscurati potrà raccontare quanto sta accadendo in quella terra e quanto potrebbe accadere ad altri milioni di concittadini?
La giornata del primo luglio sarà tanto più grande ed utile quanto più saremo capaci di far esprimere gli oscurati e gli oscurandi, mettendo insieme gli imbavagliati e i tagliati, gli oggetti e i soggetti della macelleria politica, etica e sociale in atto.

Giuseppe Giulietti

(24 giugno 2010)

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