1 luglio, Giulietti: “Una grande piazza dei diritti e della libertà”
Riusciranno i nostri eroi a far slittare la legge bavaglio al mese di settembre? Sino a quando la pattuglia di deputati che fa capo al presidente Fini resisterà ai voleri del sultano?
Cosa diavolo si inventerà il sultano medesimo per buttare all’aria il tavolo, scatenare l’assalto
alla presidenza della camera e alla presidenza della repubblica?
Domande senza risposta almeno per ora, quello che è certo e che la mobilitazione contro la legge della vergogna e dell’oscuramento non dovrà conoscere soste, perché se qualcosa sta accadendo e forse accadrà questo è dovuto alla battaglia delle opposizioni, alla pressione della rete, alle decine di iniziative che si stanno svolgendo in tutta Italia e anche fuori.
La clamorosa censura arrivata dall’Ocse è anche la conseguenza di queste iniziative e della pressione di tutte le principali associazioni che, nel mondo e in e Europa, si occupano di legalità, di contrasto alle mafie e di libertà di informazione.
L’eventuale rinvio a settembre non dovrà indurci alla passività o peggio ingenerare la falsa illusione che il bavaglio sia stato ripiegato e buttato nel cestino della roba sporca.
Le prossime settimane dovranno comunque essere impiegate per far crescere la consapevolezza che tenteranno comunque di colpire la Costituzione e di oscurare la pubblica opinione.
Il tentativo in atto a Pomigliano di mettere tra parentesi il diritto di sciopero ne è una testimonianza: i tagli allo stato sociale e i bavagli ai diritti sono due pilastri della tattica e della strategia berlusconiana; a questo proposito non sarebbe male che qualche post it lo dedicassimo anche a chi fatica a far sentire le proprie ragioni e la propria voce.
Non osiamo pensare cosa sarebbe mai accaduto nelle redazioni di alcuni grandi giornali o tg se l’editore avesse cercato di fargli ingoiare una simile minestra in tema di diritti sindacali.
Settembre o non settembre sarà bene darsi da fare perché la manifestazione indetta a Roma per il prossimo primo luglio dalla Federazione della Stampa e da decine e decine di associazioni, riesca nel modo migliore, portando in piazza e sulla rete quanti davvero amano la Costituzione.
Non dovrà essere una piazza rossa da contrapporre al cavaliere nero, ma una grande piazza colorata dal tricolore, dominata dagli articoli della Costituzione, che potrebbero, forse, rappresentare la migliore coreografia per accogliere donne e uomini che, fieri delle loro diversità, non vogliono vivere oscurati e imbavagliati. Magari si presentassero all’appuntamento anche cittadine e cittadini che continuano a votare e a credere in una destra legata ai valori del patriottismo repubblicano, della legalità, del contrasto radicale nei confronti delle mafie e dei suoi protettori.
Ci piacerebbe che quel palco del primo luglio ospitasse, anche e soprattutto, le storie degli oscurati e degli oscurandi.
Ilaria Cucchi, Patrizia Aldrovandi, Rudra Branzino ci potrebbero raccontare le storie dei loro cari, della loro morte, dell’oscurità che avrebbe avvolto questi delitti.
I truffati della Parmalat potrebbero parlarci di un raggiro che sarebbe rimasto nascosto dalle norme bavaglio. Gli operai dell’Asinara, dell’Eutelia di Pomigliano non avranno difficoltà a raccontare le loro storie per anni cancellate o censurate, ed ancora il popolo delle carriole non avrebbe difficoltà a documentare una delle più gigantesche truffe mediatiche e politiche mai consumate sul suolo italico. Senza intercettazioni e senza alcuni coraggiosi cronisti nulla avremmo mai saputo di questi imbrogli, di questi delitti, di quel mostruoso impasto di cinismo e di disprezzo che rischia di soffocare la repubblica e le sue istituzioni.
Dovremo, tutti insieme, con grande rispetto reciproco, provare a realizzare una grande piazza dei diritti e della libertà, capace di sfondare i recinti dell’appartenza, e di superare gelosie e ripicche che debbono cedere il passo alla necessità di spazzare dal cielo i segni di una tempesta che potrebbe colpire tutto e tutti, senza eccezione alcuna, come si usava dire un tempo.
Giuseppe Giulietti
(18 giugno 2010)
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