17 novembre, in tutta Italia cresce l’onda della protesta

Anna Maria Bruni



Rombano i motori per quella che si prospetta come una giornata di mobilitazione totale. 70 sono le città che vedranno sfilare i cortei studenteschi, affiancati da docenti, genitori, precari oltre alle altre categorie del lavoro. Su retedeglistudenti.org come su coordinamentouniversitario.it l’elenco completo, da sud a nord, cominciando dalla Sicilia, con 14 fra centri grandi e piccoli, da Palermo a Patti, passando per Potenza, Adria in Puglia, Napoli, Roma, Perugia, Modena, Ravenna, Genova, Rovigo, Belluno. Scriviamo a caso, solo per dare il senso di un paese completamente attraversato dalla protesta, di cui il web già pullula, e che converge su Facebook “17 novembre”, pagina internazionale che in pochi giorni ha già raggiunto una valanga di contatti. Anche ateneinrivolta.org infatti ha messo online i comunicati dalle città in mobilitazione come Reggio Calabria, Bologna, Roma, mentre rete29aprile.org, il sito dei precari della ricerca, ha pubblicato il comunicato con i links alle “sedi” precarie.

Ma chi credesse che la mobilitazione è solo virtuale è presto smentito dai “cantieri dei saperi”, il percorso di mobilitazione iniziato dopo la manifestazione della Fiom del 16 ottobre, per arrivare in una prima fase proprio alla mobilitazione del 17 novembre attraverso autogestioni, flash-mob, volantinaggi nei quartieri per informare su tagli all’istruzione, precariato nella scuola e nella ricerca, finanziamento alle scuole private, occupazioni. E già dal 15 novembre a Roma è partita l’occupazione del liceo Manara, mentre in queste ore si sta svolgendo l’assemblea per decidere le modalità dell’occupazione del Mamiani. E lo stesso vale per il Visconti e per il Virgilio, altri due licei centrali della città. Mentre già ricercatori e studenti hanno organizzato un’iniziativa per il 18: didattica alternativa a Tor Vergata dalle 15,30 alle 20.30, con la presentazione dei premi nobel, lo spettacolo di Ascanio Celestini “Parole sante”, e poi a seguire la Banda popolare di musica di Testaccio. Ma i cantieri hanno prodotto molte altre iniziative, racconta Dario dell’Uds, fra le organizzazioni della manifestazione di domani.

A partire dall’ “Altrariforma”, la controproposta stilata già alla fine dello scorso anno scolastico, portata alla discussione in tutte le assemblee di istituto. Una proposta che “ha al centro – dice Diego – il diritto allo studio in tutti i suoi aspetti. Dalla richiesta di finanziamento per la scuola pubblica statale, al ritiro di quello alle scuole private, dalla certezza del lavoro all’edilizia scolastica, dalla didattica al sostegno per i pendolari”. E proprio a questo proposito molte sono le iniziative prese anche nello specifico della regione Lazio, ricorda Diego, come quella contro il taglio del 10 per cento ai trasporti, o il fatto che ancora non è stato nominato l’assessore alle politiche della scuola. “Carta” alla mano, continua a raccontarci, oltre ai presìdi, dove in questi giorni abbiamo attivato didattica alternativa, siamo andati anche in mezzo ai quartieri”. Uno per tutti il popolosissimo Prenestino, dove a Largo Agosta gli studenti hanno passato un pomeriggio dando dimostrazione di lezioni laboratorio all’aperto, e poi fermando la gente con volantini alla mano, per spiegare, detto in sintesi “la scuola che vorremmo”. Discussioni che si sono rivelate uno scambio proficuo sui problemi legati al quartiere, che a ben vedere sono direttamente legati alla scuola da un unico comune denominatore: il taglio chirurgico al welfare.

E’ il motivo per cui è stato possibile moltiplicare a livello esponenziale le mobilitazioni. Solo nel Lazio i cortei sono cinque, perché anche Orte si è mobilitata. Ma l’elenco dei centri piccoli è lunghissimo. A Roma il corteo degli studenti medi si è dato appuntamento a piazza della Repubblica alle 9, mentre gli universitari, La Sapienza, Tor Vergata e Roma Tre si incontreranno a Piazzale Aldo Moro per poi convergere in un unico corteo.

La mobilitazione è resa possibile anche dalla conferma degli scioperi di diverse sigle sindacali, dalle 4 ore della Flc-Cgil, che coinvolge anche Università e Ricerca, allo sciopero indetto per l’intera giornata dal Sisa, il Sindacato indipendente Scuola e Ambiente e dall’Unione sindacale italiana Usi-Ait nelle “scuole statali di ogni ordine e grado”, che coinvolge personale docente e non docente, precario e di ruolo.

Ma non solo scuola, università e ricerca, perché domani scioperano anche le educatrici di asili nido e le insegnati della scuola d’infanzia, così come, per Roma, anche bibliotecari e tecnici comunali, che incroceranno le braccia per 4 ore, fa sapere l’Usi-Ait, insieme al personale della Società Zetema, che si occupa di servizi culturali. Motivo, fanno sapere, la connessione tra i tagli nei bilanci dello Stato e degli enti locali, delle università e delle scuole con le politiche di privatizzazione di scuole e asili nido comunali, e con i tagli alla cultura e ai beni culturali. Tagli che accompagnano il blocco della contrattazione decentrata e del contenimento dei salari, con l’impoverimento della ricerca, con il precariato, dominante rispetto al lavoro “vero”, con il collegato lavoro. Oltreché smantellare un patrimonio culturale che “tutto il mondo ci invidia”.

Molti dunque i settori della cultura, lavoro e istruzione che si stanno mobilitando, tanto da poter dire che domani sarà una prima risposta a quella connessione innescata il 16 ottobre dalla Fiom.

(16 novembre 2010)

Condividi Bookmark and Share



MicroMega rimane a disposizione dei titolari di copyright che non fosse riuscita a raggiungere.