2.07.09 – Sono giudici o ristoratori?

MicroMega

I due giudici della Corte Costituzionale che hanno partecipato e promosso il banchetto con Silvio Berlusconi hanno rivendicato non solo la bontà dei cibi e dei vini, ma anche l’opportunità etica, si fa per dire, e politica del convivio. In pieno stile forzista hanno addirittura fatto sapere che intendono organizzare nuovi appuntamenti enogastronomici,  magari, anche il giorno medesimo della sentenza della corte sul lodo Alfano che, casualmente, solo casualmente, vede coinvolto uno dei commensali, presidente del consiglio pro tempore.

Il giudice Mazzella, manifestando un coraggio da leone, è giunto ad affermare che non si farà intimidire, ed ha rivendicato, da autentico liberale, l’antico motto: ”Libera mensa in liberto stato”.

Naturalmente, neppure nelle prossime occasioni, sarà affrontato il tema della giustizia, nell’ordine le sedute saranno dedicate alla crisi del Milan, alla difficoltà di trovare domestici affidabili, con qualche digressione su quelle maledette mezze stagioni che non esistono più…Qualcuno degli astanti, senza malizia alcuna, aveva proposto anche una serata a tema dedicata alla crisi della famiglia, ma è stato stoppato appena in tempo, prima che si consumasse una prematura crisi all’interno della allegra brigata.

Dal momento che non vogliamo apparire forcaioli non ci metteremo a chiedere le dimissioni dei candidi giudici costituzionali, ma vorremmo suggerire loro, senza protervia, di scegliere tra due funzioni altrettanto importanti e rispettabili: quella del ristoratore e quella del magistrato.

Tra servire a tavola, in senso lato e paradossale, e servire la giustizia esistono ancora alcune piccole differenze che sarebbe utile non abolire definitivamente.

Non abbiamo dubbio alcuno che saranno gli stessi giudici ad optare liberamente per una delle due funzioni, dal momento che si tratta di persone di mondo, abituate alle buone maniere e disgustata da ogni forma di volgarità non esiteranno a lasciare la corte quando si dovranno decidere le sorti dell’amico commensale, lo faranno con piglio deciso e lo comunicheranno alla pubblica opinione affinché nessuno possa davvero immaginare che in Italia esista il conflitto di interessi.

O no?

Giuseppe Giulietti

(2 luglio 2009)



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