22.08.09 – Il circo del G8 e l’utilizzatore finale
Senso e utilità del G8: hanno dubbi persino i suoi protagonisti. C’è chi dice che ci vuole un G14 o magari un G20, perché dal G8 vengono a mancare i significativi protagonisti delle nuove economie affluenti.
La stampa internazionale accorre comunque al circo: lo vede come prova di scena per il Presidente americano, di recente elezione. Pochi si interessano alle stranezze della politica italiana anche se sono distrattamente interessati alle curiose figure che potrebbe fare il presidente del consiglio italiano.
Quanto alle decisioni sull’economia ormai anche i monetaristi più accaniti hanno dovuto riconoscere che i mercati non solo non si autogovernano ma se e quando lo fanno producono disastri. Però è anche vero che la politica internazionale non ha le idee chiarissime su che cosa si può fare. E se per caso le avesse non è detto che potrebbero essere garanzia di efficacia.
Questo il contesto del G8 italiano, progettato a La Maddalena e spostato di colpo all’Aquila.
Alla Maddalena si spendono 320 milioni di euro per la solita urbanistica d’occasione, malattia tipica della gestione territoriale italiana (le cose si fanno solo quando ci sono eventi eccezionali). Poi il tutto viene spostato a L’Aquila. Perché? Per una banale, enorme operazione pubblicitaria. Non c’è altro motivo.
Come finiranno i lavori in Sardegna e a L’Aquila non si sa. Però era necessario un gigantesco spot pubblicitario, anche per provare ad attenuare il peso dello scandalo delle donne a pagamento nelle residenze del presidente del consiglio.
L’efficacia dello spot ha reso necessario lo spostamento tramite ruspa delle macerie per far venir meglio le fotografie di scena. La fantasia pubblicitaria ha preparato una "piattaforma sismica" per far provare alle signore l’ebbrezza del terremoto: gioco irridente verso la reale entità del fenomeno sia fisica che sociale.
C’è un lato aquilano e un lato internazionale. Il primo contempla l’emergenza abitazioni. La si affronta con il solito finto decisionismo, ma non si sa se la scelta dei luoghi sia affidata ad approfondite analisi geologiche o a ben più cogenti opportunità fondiarie. Il centro storico è distrutto e si parla di new town, senza affrontare il problema della dispersione demografica.
C’è un punto fermo: di sicuro si può continuare a fare affari. E questi affari si fanno sotto la copertura della Protezione civile, ormai arbitra totale di tutto quel che succede in Italia negli eventi straordinari. Sottratta alla Corte dei conti, è attribuita direttamente alla presidenza del consiglio. Bertolaso è plenipotenziario delegato, onnipotente, in totale mancanza di trasparenza.
Berlusconi, con la rara sincerità che ogni tanto gli scappa di bocca, dice che deve essere presente a L’Aquila perché dove arriva l’occhio del padrone i lavori vengono fatti meglio. La frase è espressiva: l’occhio del padrone sopra e il suo braccio esecutore accanto. Come reagiscano i cittadini è abbastanza chiaro: nei limiti del possibile si arrabbiano e il sindaco vuole restituire la fascia tricolore perché i suoi terremotati di fatto non sono esentati dal pagare le tasse. E chissà quali e quante case e in quanto tempo saranno ricostruite a L’Aquila.
Il lato politico internazionale è un set televisivo, ancora una volta nelle mani della Protezione civile, autentico monopolio operativo di Palazzo Chigi. Le promesse di natura ecologica saranno quasi sicuramente vane. Alla riduzione delle emissioni non crede neanche chi la vuole, figuriamoci chi la subisce anche solo come discorso retorico.
Il ruolo di anfitrione del Presidente del Consiglio produce spessore politico reale solo per chi vuole vederlo a tutti costi. Culmine della finzione nelle risoluzioni del G8 è il vanto di Tremonti: l’etica nell’economia. Prodotto di tale mente è autentica contraddizione in termini.
Senza alcun ritegno, di fronte all’invito alla concordia proposto dal presidente Napolitano, Berlusconi ha utilizzato il suo cosiddetto successo per scatenare nuova polemica nei confronti dell’opposizione. Quali e quanti fondi il Governo dedicherà alla fame lo si vedrà. Resta il problema, sollevato da un grande esperto internazionale: dedicare fondi alla fame spesso significa dare fondi agli affamatori, ai Governi corrotti, alle agenzie di intermediazione, eccetera. Insomma anche qui un problema aperto.
A L’Aquila ha svettato nell’atmosfera televisiva la questione Obama-solare-nuove energie-rifiuto dei combustibili fossili. Con coerenza mirabile, il Governo italiano propone invece una rinuncia al solare. Elogia la grande politica di Obama; però sul solare si affretta a negarla subito.
L’unico vero successo effettivo di questo G8 è il banale annebbiamento dello scandalo, che è errore chiamare privato. Infatti, se un capo del governo può essere ricattato da donne a pagamento e da chi gliele procura, e perfino da soggetti terzi, che a proprio vantaggio potrebbero tacere ciò che sanno, in tutto ciò non c’è niente di privato. In ogni caso, comportamenti privati di questa natura invalidano nel profondo l’intera retorica del Family Day e la legge sulla prostituzione, voluta per l’appunto da chi, secondo l’avvocato Ghedini, è solo l’utilizzatore finale delle prostitute.
Il tema è così triviale che si deve rinunciare ad accenti drammatici. Conclusione dunque in tono minore. Il presidente del consiglio, così inadatto al suo compito, si accontenti di essere l’utilizzatore finale di palazzo Grazioli. Il ruolo di utilizzatore finale della Repubblica non gli si addice davvero.
Pancho Pardi
(22 luglio 2009)
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