3,2 milioni di italiani all’estero estromessi dal voto sul nucleare?
Marco Cesario
Scandalosa la questione del voto degli italiani all’estero di cui ci si è occupati fino ad ora troppo poco (troppo tardi però anche per accorgersene). Gli italiani residenti all’estero hanno già votato sull’abrogazione della norma inserita nel decreto legge del 25 giugno del 2008 dal titolo "Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione Tributaria" in cui si cita espressamente la possibilità di realizzare su territorio nazionale "impianti di produzione di energia nucleare".
Nella famosa sentenza che ha bocciato il miserrimo tentativo del governo di bloccare il referendum sul nucleare, la Cassazione aveva indicato che l’articolo 5 comma 1 del Dl Omnibus "detta regole aventi la forza e l’efficacia di una legge che apre nell’immediato al nucleare" e l’articolo 5 comma 8 dello stesso decreto “non espunge il nucleare dalle scelte energetiche nuovamente disciplinate che era e resta obiettivo della richiesta di referendum”.
Dopo questa sentenza dunque la richiesta di abrogazione rimarne sostanzialmente la stessa con una differenza sostanziale : non si applicherà alla precedente legge (su cui hanno votato gli italiani all’estero) ma alle nuove norme sulla produzione di energia nucleare contenute nel Dl Omnibus. Il quesito deve essere riformulato ma il Viminale ha già fatto sapere che non c’è tempo per spedire all’estero le schede grigie con il nuovo quesito.
Gli italiani residenti all’estero hanno dunque votato su un quesito che non figurerà nelle nuove schede referendarie che saranno utilizzate in Italia. Il quesito sarà, nella forma, diverso. Dunque cosa succede ? Spetta all’Ufficio centrale per i referendum della Cassazione decidere se e come considerare valido questo voto con il rischio che: a) il quesito sul nucleare degli italiani residenti all’estero venga invalidato b) che non si raggiunga il quorum (ricordiamo che nel ’99 il referendum per abolire la quota proporzionale alla Camera naufragò per soli 150.000 voti) c) l’intero voto degli italiani all’estero sarà invalidato, cosa che provocherebbe però un nuovo pronunciamento della Corte di Cassazione che potrebbe addirittura annullare il referendum.
Questi sono certo solo scenari catastrofici (ma nell’Italietta berlusconiana tutto è possibile) che però potrebbero drammaticamente concretizzarsi dopo il 13 Giugno se i voti degli italiani residenti all’estero dovessero risultare determinanti ai fini del raggiungimento del quorum o addirittura del ribaltamento del risultato referendario. E Mentre Di Pietro a gran voce chiede che per il solo quesito sul nucleare la Cassazione fissi un "quorum ridotto" basato solo sul numero degli italiani residenti nel Belpaese (per evitare, dice lui, che gli italiani all’estero si ritrovino "cornuti e mazziati" ma, a nostro avviso, lo sono già), in questo guazzabuglio referendario emerge un’autentica e spaventosa certezza: con questo trucchetto da prestigiatore il governo ha probabilmente estromesso 3,2 milioni di italiani residenti all’estero dal pronunciarsi su un quesito fondamentale per il futuro del nostro paese.
Una delle tante furbate studiate a tavolino dalla cricca al governo per far fallire i referendum? Speriamo che questo costituisca l’epigono e non l’ennesima puntata del telefilm dell’orrore che è diventata oggi l’Italia berlusconiana.
(10 giugno 2011)
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