7.07.09 – Fango preventivo contro la stampa estera

MicroMega

Il presidente editore, con grande tempismo, ha pensato bene di gettare qualche quintale di fango sulla stampa estera, accusata in blocco di morbosità e di essere schiava del comunismo internazionale. In alcuni paesi europei stanno affannosamente cercando sui vocabolari il significato odierno del termine comunismo dal momento che nei loro paesi ne hanno perso anche il ricordo.

La sfuriata dell’imperatore, almeno fuori dai nostri confini, suscita ilarità e persino una certa tristezza verso una persona che ha perso il controllo di sé, una persona davvero malata, come per altro aveva scritto, sin dal primo momento, la signora Veronica che, meglio di chiunque altro aveva anticipato tutto quanto c’era bisogno di sapere.

La sfuriata non avrà effetto sul fronte esterno, ma probabilmente il presidente voleva solo ricordare ai suoi fedelissimi del polo Raiset di presidiare lo spazio mediatico e di non dare peso alcuno a quanto sarà detto e scritto, in questi giorni dalla stampa estera, insomma il suo è stato un bombardamento preventivo, modello Bush, con l’obiettivo di intimidire quel manipolo di giornalisti che ancora osa fare il mestiere di raccontare i fatti e di non occultare le notizie.

Per altro il territorio abruzzese è stato militarizzato, si usa lo spauracchio dei terribili no global per costruire un vero e proprio campo di isolamento per tutti quei cronisti, italiani e stranieri, che vorrebbero ficcare il naso, raccogliere gli umori, andare tra i terremotati per raccogliere le ansie e le preoccupazioni di chi non ha mai creduto o comincia non credere ai finti miracoli del mago Silvio.

La potentissima macchina propagandistica è destinata a fallire sotto il peso del ridicolo che andrà in onda in diretta internazionale e sarà rilanciata da una infinità di blog e di siti che neppure il fidatissimo Bertolaso riuscirà a mettere sotto controllo, così il padrone e signore dei media, ironia della sorte, rischia di finire vittima di un video telefonino, di un pugno di veline, e di qualche irriducibile cronista, e della montante incazzatura di migliaia e migliaia di terremotati che qualcuno avrebbe voluto trasformare in mute comparse dell’ultima festa regale.

Giuseppe Giulietti

(7 luglio 2009)



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