A Maricica
Cinzia Sciuto
Una donna muore perché un bullo un po’ cresciutello le dà un pugno senza neanche rendersi conto che il pugno di un uomo di vent’anni può essere fatale per una donna. Sul piano penale l’omicidio preterintenzionale ("io volevo solo menarti, mica ammazzarti") è considerato decisamente meno grave di quello volontario, per non parlare di quello premeditato. Ma sul piano delle relazioni sociali non è forse più pericolosa una violenza istintiva, non controllata, "non premeditata" appunto, che in quanto tale si può esercitare nei luoghi, nei momenti e contro le persone più disparate, semplicemente perché capitate nel luogo sbagliato al momento sbagliato?
Quante volte ormai nelle nostre città taciamo e ci giriamo dall’altra parte per paura di reazioni decisamente sproporzionate di un nostro interlocutore? Questi episodi – che meritano gli onori della cronaca solo quando raggiungono livelli estremi di gravità come in questo caso – avvelenano quotidianamente le relazioni sociali, logorando irrimediabilmente il tessuto sociale delle nostre città.
Senza scomodare astruse teorie sociologiche, è facilmente comprensibile come le relazioni sociali si fondino principalmente sulla prevedibilità dei comportamenti altrui: regole non scritte, secondo le quali, per esempio, io devo poter contare sul fatto che al semaforo chi ha il rosso si ferma – almeno nella stragrande maggioranza dei casi – pena il caos assoluto. E se faccio gentilmente notare a qualcuno che sta occupando le strisce pedonali, la reazione che mi aspetto è che questa persona mi chieda scusa e si sposti, non certo che inveisca contro di me magari alzando le mani (senza volermi ammazzare, per carità!). Così come una questione di fila per i biglietti della metro deve rimanere confinata nell’ambito del civile diverbio.
Se queste minime regole di prevedibilità del comportamento altrui vengono meno (e nelle nostre città sono quasi completamente venute meno da tempo) viene meno la possibilità stessa di interagire su basi civili. E non si tratta affatto di bon ton. Spesso è questione di vita o di morte.
(21 ottobre 2010)
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