A Trento fra Stato e mercato

Emilio Carnevali

Si è aperta a Trento la sesta edizione del Festival dell’Economia, quest’anno dedicata a “I confini della libertà economica”. Come la Grande Crisi ha modificato il rapporto fra Stato e mercato? Quali conseguenze ha avuto sul dibattito accademico e sulle politiche economiche attuate dai governi?



Il vento della Grande Crisi soffia anche sull’ordinata e prospera cittadina di Trento, che in questi giorni ospita la sesta edizione del Festival dell’Economia. Non che la crisi abbia investito una manifestazione – organizzata dalla Provincia, dal Comune e dell’Università degli Studi di Trento – anche quest’anno seguita da un pubblico numeroso ed attento, a dimostrazione di come l’investimento in cultura, soprattutto per realtà di medie dimensioni, può garantire al territorio un considerevole “ritorno” non solo in termini di indotto turistico nei giorni dell’evento, ma più in generale per una nuova “vocazione” cittadina sulla quale è possibile immaginare inedite traiettorie di sviluppo (si pensi ai casi di Mantova con il Festival della Letteratura e di Modena con il Festival della Filosofia). La crisi ha colpito il Festival perché è il suo fantasma ad aleggiare dietro al tema che fa da filo conduttore degli incontri di questa edizione: “I confini della libertà economica”.

Sotto certi aspetti la recessione innescata dal crack finanziario del 2007/2008 sta portando a compimento quel lungo processo di erosione del modello sociale europeo costruito nel corso dei “Gloriosi Trenta”, come l’economista francese Jean Fourastiè definì il periodo si straordinaria crescita fra la fine della Seconda Guerra Mondiale e l’inizio degli anni Settanta. La crisi dei debiti sovrani e le condizioni imposte dai piani di salvataggio di Unione Europea e Fondo Monetario Internazionale ai paesi più esposti come Irlanda, Portogallo e Grecia (con quest’ultima avvitata dentro una spirale sempre meno sostenibile) stanno comportando drastici tagli della spesa pubblica e dello stato sociale. È del resto quel che chiede anche il nuovo Patto di Stabilità e Crescita, in virtù del quale in Italia dovrebbe essere approvata a breve una manovra triennale da 40 miliardi (sulle cui “pre-condizioni politiche” è tuttavia lecito nutrire qualche dubbio vista la guerra scatenatasi contro il ministro dell’Economia Giulio Tremonti all’indomani delle amministrative).

Ma la crisi ha portato conseguenze che sono suscettibili di un altro tipo di lettura, come ha spiegato l’economista Tito Boeri, responsabile scientifico del Festival, presentando gli incontri in programma: “Sarebbe sbagliato concludere che è in atto ovunque un processo di arretramento del ruolo dello Stato in economia”. Si pensi ai salvataggi bancari e industriali che sono stati varati nel periodo più drammatico della crisi proprio nel cuore del capitalismo mondiale, gli Stati Uniti. Sempre negli Usa è stata approvata una storica riforma che universalizza di fatto la copertura sanitaria (a regime il 94% degli americani sarà tutelato, 32 milioni di persone in più rispetto a prima della sua approvazione, anche se sulla riforma pende la spada di Damocle del pronunciamento della Corte Federale in merito all’”obbligatorietà” di stipulare una polizza assicurativa contenuta nella legge. Sull’Obamacare ha tenuto una pregevole relazione qui al Festival Alan Krueger, docente di economia e affari pubblici all’Università di Princeton).

È possibile anche ricordare, per venire alle questioni di casa nostra, il dibattito sulla “strategicità” di alcuni settori del nostro sistema produttivo e sulla necessità di proteggerli da una eventuale conquista straniera (o peggio da una “colonizzazione”, come qualcuno ha definito l’opa lanciata dalla francese Lactalis – già proprietaria dei marchi Galbani, Invernizzi e Locatelli – sulla risanata Parmalat). Al ruolo della Cassa depositi e prestiti (Cdp) – e alla possibilità di un’accresciuta responsabilità di guida ed indirizzo dello sviluppo del paese anche attraverso partecipazioni dirette nel capitale di imprese italiane (al netto del tramonto dell’operazione Parmalat) – il Festival ha dedicato un dibattito cui ha partecipato anche il suo presidente Franco Bassanini.

Ed è stato proprio Bassanini a segnalare il profondo cambiamento del mood che le vicende degli ultimi anni hanno innescato anche nella sinistra riformista italiana: il passaggio cioè dalla “sinistra liberista” dei tardi anni Novanta (di cui Bassanini è stato uno dei principali teorici assieme a personalità come Nicola Rossi e Michele Salvati) a quella “post-crisi”, che torna a guardare con favore all’intervento pubblico e alla centralità del “lavoro”. “Sono rimasto uno dei pochi che non ha cambiato idea”, si è lamentato Bassanini puntando il dito contro l’atteggiamento del Partito democratico e dell’“ex liberalizzatore Bersani” a proposito dei referendum sull’acqua (il Pd sta facendo campagna elettorale per il Sì, cioè per l’abolizione delle norme contenute nel Decreto Ronchi-Fitto). Se questi referendum passassero, ha detto il presidente della Cassa depositi e prestiti, assisteremmo a un “tragico ritorno indietro” sulla via delle liberalizzazioni. Posizione certo legittima, ma difficilmente conciliabile con l’accusa di “cecità ideologica” rivolta a tutti coloro che ammoniscono sul pericolo che la riformata Cdp si trasformi in una nuova Iri: “Vogliamo essere l’unico Paese dell’Occidente che applica una visione meramente passiva dello Stato in economia?”, ha risposto Bassanini alle incalzanti domande dell’economista bocconiano Fausto Panunzi.

Alla questione dell’acqua è dedicata anche una delle “controversie” che rappresentano la principale novità di questa edizione del Festival rispetto agli anni passati: “La gestione dell’acqua deve essere totalmente pubblica?” (sabato 4, ore 15). La posizione dei “pro” sarà difesa da Ugo Mattei, docente di diritto civile all’Università di Torino, e quella dei “contro” da Antonio Massarutto, docente di economia pubblica all’Università di Udine.
Fra gli altri appuntamenti di particolare interesse segnaliamo la conferenza di Esther Duflo “Ripensare la lotta alla povertà” (sabato, ore 18) e quella di Zygmunt Bauman “Una libertà consumata” (domenica, ore 17.30).

Qui è possibile consultare il programma dell’intero Festival: http://2011.festivaleconomia.eu/programma

(3 giugno 2011)

Condividi Bookmark and Share



MicroMega rimane a disposizione dei titolari di copyright che non fosse riuscita a raggiungere.