Affitti, la cedolare secca aiuta i più ricchi

Roberto Petrini

Con la cedolare secca contenuta nella bozza sul federalismo fiscale comunale risparmi oltre i 1000 euro per i redditi sopra i 30mila. Uno studio della Cgia di Mestre.

, la Repubblica, 13 gennaio 2011

Doppio binario per la cedolare secca sui redditi di chi dà in locazione una casa: la proposta del governo sul federalismo fiscale comunale sdoppia le aliquote e le colloca al 23 per cento per chi dà in locazione una abitazione a canone libero e al solo 20 per cento per chi invece acconsente ad un canone concordato. «Cose da azzeccagarbugli», ha commentato il Pd con Stefano Fassina che punta l´indice contro una nuova complicazione di aliquote.

I primi conteggi, effettuati dalla Cgia di Mestre, già forniscono sufficienti argomenti per dire che il nuovo sistema favorirà tutti i redditi, ma i guadagni più sensibili ci saranno nei redditi più alti, sopra i 30 mila euro. Come si ricorderà la cedolare secca è una imposta che sostituisce la progressività dell´Irpef: oggi i redditi da locazione infatti vanno a cumularsi quasi totalmente sull´imponibile Irpef, con il nuovo sistema si pagherebbe una aliquota «piatta» e uguale per tutti (come avviene, ad esempio, per le rendite finanziarie).

Vediamo il rapporto della Cgia. Un operaio con una casa, avuta presumibilmente in eredità, con un reddito di 18 mila euro all´anno, e che la dà in affitto a 750 euro al mese, avrà un risparmio a canone libero di soli 87 euro. Al contrario un lavoratore autonomo, con un reddito di 30 mila euro l´anno, che gli garantisce un canone di 1.000 euro al mese, potrà risparmiare con la nuova cedolare secca del 23 per cento circa 1.257 euro. Ancora più evidente il guadagno nel caso di un dirigente, con un reddito di 100 mila euro, che affitta una casa a 1.000 euro al mese: in questo caso il guadagno con al nuova soluzione Calderoli che sostituisce la progressività dell´Irpef sarebbe di 1.840 euro.

Altri problemi vengono dal possibile caro-fitti che la doppia aliquota potrebbe provocare. «Va mantenuta la cedolare secca al 20 per cento anche per i contratti a canone libero: è molto probabile infatti che i proprietari recuperino la maggiorazione di aliquota del 3 per cento aumentando il canone di affitto», dice Giuseppe Bortolussi della Cgia di Mestre che ha curato l´indagine per "Repubblica".

Nodi irrisolti anche sul fronte sociale. Il 3 per cento in più per il canone libero, secondo il governo, dovrebbe essere indirizzato ad aiuti alle famiglie in affitto. Ebbene, secondo la Cgia di Mestre, le risorse che si potrebbero raccogliere sono circa 400 milioni di euro, un bonus di circa 100 euro a famiglia. Troppo poco, secondo alcuni, per rappresentare un sollievo per i 4 milioni di nuclei in affitto (il 17,2 per cento).

Intanto sul fronte dei conti pubblici la stretta di Tremonti continua a farsi sentire. Una circolare concede sei mesi di tempo alle amministrazioni pubbliche per allestire i piani di taglio alla spesa: sotto osservazione sono i consumi intermedi, le spese per la gestione ordinaria, dalla cancelleria alle bollette. I piani – dice la lettera – dovranno prevedere riduzioni della spesa pari la 3 per cento nel 2012 e al 5 per cento a decorrere dal 2013 rispetto alla spesa del 2009.

(14 gennaio 2011)

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