Alla conquista di un futuro. Sabato 9 aprile mobilitazione nazionale contro la precarietà

Giacomo Russo Spena

Un archeologo, una giornalista, un portuale, una sindacalista, un imprenditore. E ancora una scrittrice, un operatore call center, un avvocato e un ricercatore. Professioni differenti accomunate dallo stesso fattore: la precarietà. Vera e propria condizione esistenziale delle nuove generazioni. La perdita del futuro è ansia. A volte panico. Un coordinamento di precari, organizzato in rete e del tutto trasversale nei mestieri e nelle forme contrattuali, è passato all’azione lanciando per il 9 aprile la giornata “Il nostro tempo è adesso, la vita non ti aspetta”. Una mobilitazione nazionale perché, si legge nell’appello, “non siamo più disposti a vivere in un paese profondamente ingiusto: lo spettacolo delle nostre vite inutilmente faticose, delle aspettative tradite, delle fughe all’estero per cercare garanzie che in Italia non esistono più”.

Dal pacchetto Treu, passando per la legge 30, in effetti di strada ne è stata fatta nella flessibilità del lavoro arrivando a qualsiasi forma di frammentazione eliminando garanzie e diritti acquisiti negli anni: interinali, stagisti, lavoratori a progetto, a chiamata e così via sono le “nuove” tipologie. Ma la precarietà non è solo lavorativa ma globale. Si fa vita con un’assenza quotidiana di diritti: da quello allo studio alla casa passando per l’accesso alla salute o alla possibilità di realizzare una felicità affettiva. Un po’ di numeri: sono solo il 30 per cento le giovani famiglie che riescono ad acquistare un’abitazione. Un ragazzo su tre è invece disoccupato. Il lavoro familiare delle giovani donne dura mediamente, secondo l’Istat, 5 ore e 47 minuti, quello dei loro compagni 1 ora e 53.

Altro che bamboccioni. La precarietà è una spada di Damocle. Per una intera generazione. “Siamo stanchi di questa vita insostenibile – spiegano i promotori del 9 aprile – ma scegliamo di restare. Questo grido è un appello a tutti a scendere in piazza: a chi ha lavori sottopagati, a chi non riesce a pagare l’affitto, a chi è stanco di chiedere i soldi ai genitori, a chi chiede un mutuo e non glielo danno, a chi passa da uno stage all’altro. Lo chiediamo a tutti quelli che hanno intenzione di riprendersi questo tempo, di scommettere sul presente ancor prima che sul futuro”. E le adesioni aumentano di ora in ora. Sia di singoli (artisti, giornalisti, intellettuali vari, mondo dello spettacolo) che di associazioni e partiti.

Dietro al comitato “Il nostro tempo è adesso” c’è la Cgil che sta dando un sostanziale aiuto economico e logistico. Non riuscendo ad organizzare le nuove forme di frammentazione sociale, il sindacato – in grave ritardo – si mette a disposizione di questo coordinamento costruendo così una tappa di avvicinamento allo sciopero generale promosso dalla Cgil per il 6 maggio. Una mobilitazione, quella di prossimo sabato, che trova il plauso anche delle forze del centrosinistra: dal Pd all’Idv passando per Sel e la Federazione della Sinistra. Staremo a vedere quanti politici poi scenderanno in piazza per la passerella.

“Pretendiamo risposte dalla politica – sottolineano i promotori – questa manifestazione serve per prendere la parola in prima persona e costringere questo governo e questo paese a confrontarsi con la precarietà. Tema tanto frequentato nelle campagne elettorali, quanto abbandonato nell’azione politica". Ma può essere il vecchio contratto a tempo indeterminato l’unica soluzione? Non per il comitato 9 aprile che parla più in generale di rafforzamento del welfare, di garanzia di diritti (giusta retribuzione, maternità etc) e di continuità di reddito. Ovvero del modello di flex-security.

A Roma partirà una street parade, scelta innovativa, alle 15,30 da piazza della Repubblica, per finire al Colosseo, già luogo simbolo, quest’inverno, degli studenti “bramosi” di riprendersi il futuro. Poi ci saranno manifestazioni a Milano, Torino, Napoli, Firenze, Palermo e altre città. Iniziative di sostegno verranno dai "cervelli fuggiti" all’estero come a Bruxelles e a Washington. Il nostro tempo è adesso.

(4 aprile 2011)

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