Altro che carceri l’unico problema è B.

Bruno Tinti

, da Il Fatto quotidiano, 11 ottobre 2013

Il presidente della Repubblica ha proposto al Parlamento di adottare un’amnistia e un indulto. Per svuotare le carceri, cosa necessaria perché la Cedu ha detto che l’eccessivo affollamento carcerario equivale a “tortura”. Napolitano ha spiegato che occorrono interventi strutturali (proposti da anni e mai nemmeno arrivati allo stadio di progetto) e straordinari, appunto amnistia e indulto. Sono proposte sbagliate e motivate tendenziosamente. Non è vero che l’Italia ha troppi detenuti. Secondo l’Istat (dicembre 2012) ce ne sono 112,6 ogni 100 mila abitanti, contro una media europea di 127,7. È vero invece che in Italia ci sono poche carceri. Con 47.500 posti siamo ultimi in Europa.

Il “piano carceri” garantisce 10 mila posti in più nell’arco (dicono) di 3 anni: una miseria. Non è vero che l’amnistia sgombrerebbe le carceri. A meno di non prevedere un’amnistia per reati puniti con pene superiori a 10 anni (rapine, violenze sessuali, traffico di droga, omicidi colposi di particolare gravità etc), quelli oggetto di un’amnistia “normale” (quelle emanate in passato si “limitavano” ai reati puniti fino a 3,4, 5 anni) sono reati per cui nessuno va in carcere.

Sospensione della pena e arresti domiciliari garantiscono impunità alla maggioranza dei delinquenti: l’amnistia li convincerebbe sempre più che, nel nostro Paese, delinquere conviene. L’indulto le svuoterebbe certamente perché si applica a qualsiasi pena derivante da qualsiasi reato. Un delinquente può essere stato condannato a 4 anni, averne scontato uno, gliene restano 3, esce con la benedizione di Napolitano. Tutti quelli che devono scontare pene inferiori a 3 anni sarebbero scarcerati. Con quanta soddisfazione dei rapinati, violentati, truffati, inquinati, ammazzati (i familiari, in questo caso) è facile immaginare.

Non solo. Come tutti sanno ma non dicono, la maggior parte degli indultati rientra in carcere nel giro di qualche mese. Quindi l’indulto è il classico placebo. Sollievo momentaneo, recrudescenza della malattia. Per restare in termini, blocchiamo la procedura Cedu (ci ha dato tempo fino al maggio 2014) e fra un paio d’anni ne riparliamo. Esattamente come negli ultimi 50 anni. Sembra il solito teatrino: soluzioni apparenti per passare il fiammifero acceso a chi verrà. Ma qui c’è un problema per cui occorre (secondo Napolitano &C) una soluzione vera. Che ne facciamo del delinquente B., condannato a 4 anni, di cui “solo” 3 coperti dal condono (quello del 2006, adottato con la medesima motivazione, svuotare le carceri)? La grazia non si può, la prigione, gli arresti domiciliari, i lavori socialmente utili nemmeno. Allora amnistia e indulto; e chi se ne frega se l’Italia sarà invasa da circa 25.000 delinquenti che, con soldi e fatica, erano stati finalmente ficcati in galera. B. ne beneficerà. E la sua agibilità politica garantita.

Garantita? Forse sì. L’amnistia estingue il reato; come non fosse successo niente, abbiamo scherzato. A questo punto il coro unanime: B. non deve essere dichiarato decaduto, non c’è condanna, manca il presupposto per applicare la legge Severino. Probabilmente un non senso giuridico; ma c’è materia per discuterne un paio d’anni. Quanto all’indulto, vero che estingue la pena e lascia intatto il reato. Come dire, B. resta conclamato delinquente. Ma, siccome Ghedini & C. sostengono che la decadenza è un effetto penale della condanna (non è vero ma loro lo strillano molto forte), potrebbero arrivare a sostenere che anch’essa è coperta dall’indulto. E anche qui, prima di arrivare a una decisione, passerebbe un sacco di tempo. Presidente, guardi che abbiamo capito.

(11 ottobre 2013)



MicroMega rimane a disposizione dei titolari di copyright che non fosse riuscita a raggiungere.