Amici economisti, è vero ci abbiamo capito poco

Alessandro Merli

"La crisi dell’economia globale è anche la crisi degli economisti", così il direttore dell’Fmi, Dominique Strauss-Kahn. Parole che fanno eco a quelle già pronunciate dal capo economista del Fondo, Olivier Blanchard. Secondo Blanchard è giunto il momento di "riscrivere lo spartito della macroeconomia".

, da il Sole 24 Ore, 10 marzo 2011

Com’era bello, per gli economisti, il mondo di prima della crisi globale. C’era un obiettivo, la stabilità dei prezzi, e uno strumento per raggiungerlo, il tasso d’interesse, e l’ottenimento del primo portava a una crescita stabile. Erano gli anni della Grande Moderazione. «Avevamo – dice Olivier Blanchard, capo economista del Fondo monetario e uno dei più acclamati macroeconomisti, ammettendo che la sua descrizione è un po’ "una caricatura" – un quadro semplice ed elegante».

Peccato che quel quadro, dove la finanza era a mala pena un dettaglio, e si rivelerà invece una delle cause principali di tanti mali, dove la politica fiscale contava poco o nulla, e dove alle spalle della stabilità apparente si gonfiavano gli squilibri, non descrivesse la realtà. «Tutte le crisi economiche più gravi degli ultimi 200 anni – sostiene il premio Nobel Joseph Stiglitz, uno dei più vivaci contestatori della prima ora di quel quadro idilliaco – sono state legate a bolle del credito e crisi finanziarie. Non includere la finanza nei modelli macroeconomici è stato uno dei fallimenti più clamorosi. I nostri modelli semplicemente non ritraevano quello che stava succedendo».

Quel mondo di certezze è oggi un mondo di dubbi, di domande più che di risposte. Così Blanchard ha chiamato due vecchi amici, lo stesso Joe Stiglitz, e l’altro Nobel Mike Spence, che ha dedicato i suoi sforzi più recenti a individuare le radici profonde della crescita, e insieme hanno convocato a Washington, per un consulto di due giorni sullo stato della macroeconomia, oltre un centinaio delle menti più brillanti della professione, compresi altri due Nobel, il decano Bob Solow e George Akerlof. Paul Krugman, impossibilitato a partecipare, ha mandato la sua benedizione, come si usa di questi tempi, via blog. I presenti abbracciavano uno spettro di vedute che va dall’ultraortodossia dell’ex capo economista della Banca centrale europea, Otmar Issing, all’iconoclastia di Stiglitz.

È significativo però che l’iniziativa su sei grandi temi sia venuta da quello che è stato il guardiano supremo della fede, ma anche uno dei primi a recitare il mea culpa, il Fondo monetario. Nel testo che accompagnava l’invito, il capo economista dell’Fmi parla di «riscrivere lo spartito della macroeconomia».

«La crisi dell’economia globale – ha detto il direttore dell’Fmi, Dominique Strauss-Kahn, aprendo i lavori – è anche la crisi degli economisti». Blanchard ha riconosciuto che siamo entrati «in un nuovo mondo», di molti obiettivi e di molti strumenti, alcuni dei quali non sappiamo ancora bene come usare, e alcuni che sono a rischio di abusi da parte dei politici, come i controlli sui movimenti di capitale.

Olivier Blanchard è attentissimo a precisare che «qui non si tratta di costruire un Washington Consensus 2», riferendosi a quell’insieme di principi della politica economica in voga negli anni 90 e poi finito sotto attacco da ogni parte (John Williamson, che lo ha formulato, era fra i partecipanti all’incontro). La nuova parola d’ordine è «pragmatismo». È così del resto che si è mossa la Cina, ha spiegato Andrew Sheng, della Tsinghua University, un modello difficile da replicare, e che ora a sua volta comincia a mostrare qualche pecca, ma senza dubbio di successo.

Del resto, come ha detto l’economista di Harvard Dani Rodrik, il prossimo futuro dei paesi industriali è fatto di crescita lenta e smaltimento del debito pubblico, mentre il grosso della crescita mondiale verrà dai paesi emergenti. Il rischio, però, ha sottolineato Rodrik, è che a governare questo processo non sia più il G-8, e neppure il G-20, ma un G-0, in un mondo privo di leadership. Al nuovo spartito di Blanchard mancherebbe un direttore d’orchestra.

(10 marzo 2011)

Condividi Bookmark and Share



MicroMega rimane a disposizione dei titolari di copyright che non fosse riuscita a raggiungere.