Amnistia regale ovvero non nominare invano il nome di Re Giorgio I e II

don Paolo Farinella



Già in un mio intervento del 2 agosto avevo scommesso che saremmo arrivati all’amnistia o comunque al salvacondotto per il ladro di Stato e corruttore nazionale. In qualsiasi altro Stato di Diritto, non si sarebbe fatta nemmeno una parola o un sospiro, ma alla lettura della sentenza, il giudice avrebbe chiamato le guardie e lo avrebbe messo in catene e lo avrebbe buttato in una cella di sicurezza. Invece abbiamo assistito al ludibrio di una finta repubblichetta, in cui un condannato in 3° grado entra tra gli inchini in Senato, si alza, prende la parola e promette la fiducia al governo, dopo che per giorni ha minacciato di farlo cadere.

Il capetto del governo, tale Letta, invece di alzarsi e rifiutare il suo voto perché indecoroso e sporco in quanto di evasore ufficiale dello Stato, cosa fa? Sorridendo al servo del ladro che gli sedeva accanto, in Senato, ha detto per due volte con senso di ammirazione rivolto al truffatore: «Grande! Grande!». Parli per lui, il Letta, rappresentante di un governo non legittimo, ma non parli per gli Italiani e le Italiane oneste che mai si piegheranno alle conventicole di convenienza, sacrificando le fondamenta stesse dello Stato e delle Istituzioni democratiche!. Questo democristiano di ritorno nomina saggi e manomette l’art. 138 della Costituzione che è l’architrave della sacralità della Carta. Senza di esso, tutto è lecito, anche l’illecito, senza di esso, tutto «se po’ fa’». Domenica 13 ottobre da Bari, il Berlusconino del Pd, il toscanino Renzi, ha detto una cosa lapalissiana che è anche un desiderio onirico di quella che fu una volta la sinistra del Pci e la sinistra della Dc: «la legalità è di sinistra» oppure «Criticare il Colle [leggi: l’imperatore Napolitano] non è lesa maestà». Apriti cielo! Si spalanchino le fogne! Sussultano gli abissi! Come si permette di tirare in ballo il nostro beneamato Dittatore, il nostro Duce, la nostra Luce, anzi la Luce dei nostri occhi, re Giorgio, proprietario esclusivo dei sacri destini della Patria e della salvezza di Berlusconi, certificato evasore fiscale del patrio Stato?

Immediatamente il moderato Quaquaquagliarello quaquaglia l’occasione e grida: «L’amnistia deve valere anche per Berlusconi. Non è concepibile che una legge non comprenda anche uno solo [cioè lui]». Peccato che il saggio che deve riformare la Costituzione ha approvato una quaquaquarantina di leggi fatte apposta per il sultano, pensate apposta per tirarlo fuori dai guai giudiziari fino al punto di affossare la giustizia per tutti, pur di salvare uno solo, allungando e accorciando processi come fossero fisarmonica. Questo signorino «moderato» osa anche dire – ormai l’impunità è legge – che il suddetto suo padrone e datore di lauto stipendio è «vittima di una persecuzione giudiziaria». Signore e Signori, è questo qua-qua-qua – padrino costituente!!!! – che ha in mano le sorti della Costituzione nello stesso momento in cui calpesta il principio dei principi democratici: la separazione dei poteri (politico, governativo e giudiziario). E’ questo il vero attentato alla Democrazia e a costui, se il Pd avesse mai avuto un minimo di dignità avrebbe dovuto dare un calcio nel sedere e buttarlo nella fogna da cui proviene. E’ questo quaquaquaglio qui che la base del Pd ha osannato nella festa nazionale di Genova.

Il Pd non può farlo, perché con lui pranza e cena Violante il cervello sopraffino che studia da una vita come salvare Berlusconi e farla anche franca. Ci riuscirà. Ci riuscirà. Parola di scout. L’impegno di tutti, da re Giorgio ai giannizzeri del Pd, agli schiavi del Pdl e all’inutilità del M5S, più confuso che esistente, va in una sola direzione: abolire la Carta Costituzionale per permettere ai vandali, unni, ostrogoti, visigoti di complemento di razziare finché è possibile prima che scoppi la rivoluzione e la gente inforchi i forconi, i mestoli, i mattarelli e le fionde e corra all’assalto dei palazzi che ormai sono il simbolo dell’indecenza istituzionalizzata.

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Chi tocca Giorgetto muore. La regina Betta d’oltre Manica si trova in difficoltà economiche tanto che deve correre con i secchi a raccogliere l’acqua che buca i suoi castelli, Obama, il «presidente» per antonomasia è in crisi perché i Repubblicani fanno opposizione forte, da noi, che dovremmo essere una democrazia parlamentare, non si può nominare e nemmeno pensare l’ex presidente ora Governatore unico, Dittatore saggio, Imperatore illuminato della Repubblica che non esiste più. Esiste l’Italietta, orto botanico di re Giorgino.

Oltre cinquantamila cittadini illusi e idealisti affollano Piazza del Popolo a Roma, il giorno 12 ottobre del’anno del Signore, testimone Cristoforo Colombo, per gridare al mondo che la Carta costituzionale italiana è ancora di «Sana e Robusta Costituzione» al grido di «La Carta non si tocca» con mani impure. Il Fatto Quotidiano ha presentato 440 mila firme a sostegno della vecchia giovane Signora, ma pare che tutto questo sia folclore perché ciò che conta è il desiderio smodato di cambiare, svitare, rimodulare, riconfigurare, rinnovare la Carta ad uso di ogni maggioranza assassina. L’artefice di questa svolta epocale è l’inquilino del Colle che guida al guinzaglio sia il governo sia il parlamento perché impone programmi di governo, politiche sociali, revisioni costituzionali e denigra forze parlamentari che non pensano come lui come ha insultato il M5S che si è permesso di criticarlo per l’amnistia annunciata a Berlusconi, ma contrabbandata come soluzione generale. Noi non ci stiamo, caro lei!

Finché avremo spirito in corpo grideremo che siamo di fronte ad un colpo di Stato e si vuole cambiare la Carta per giustificare lo stato delle cose già messe in moto per vie perverse e sarebbe ora che si impeachmentasse questo signore che ormai rappresenta solo interessi di parte e non più la Repubblica. Il capo dello Stato democratico, in rappresentanza parlamentare, può, se ritiene, inviare un messaggio alle Camere per evidenziare un problema, una situazione, un’emergenza, ma non può indicare soluzioni specifiche che sono di stretta pertinenza del Parlamento.

Indicando l’amnistia e l’indulto (buon peso non guasta, così siamo più sicuri che l’evasore la faccia franca) egli ha prevaricato dai suoi compiti perché il parlamento dovrebbe e potrebbe trovare soluzioni alle carceri in mille modi, molto più efficaci strutturalmente di quelli presentati da re Giorgio imperatore. A meno che … – e io me sono certo – questa tempestiva preoccupazione per l’emergenza carceri non nasconda il fine secondo che poi è il fine primo: salvare «quello là» per dritto o per rovescio. Quali trattative ci sono state dietro? Quali garanzie reciproche si sono dati? Quale prezzo bisogna ancora pagare ad un farabutto ladro ed evasore che ha portato i fascisti al governo, sdoganandoli una volta per sempre e di
ffondendo il virus fascista in tutte le istituzioni?

Chi sta in parlamento oggi lavora per l’avvento di un nuovo fascismo e la vittoria – locale – in Francia di Marine Le Pen n’è la prova perché l’Europa si sta incamminando verso forme autoritarie di potere per colpa di burocrati, cavolini di Bruxelles e pigmei de’ noantri; essi guardano al loro interesse immediato e se ne fregano – lor signori sì, egregio signor inquilino abusivo del Quirinale! – dei destini del popolo e dello Stato. Oso dire e bisogna gridare forte che Giorgio Napolitano è fuori legge e bene fa – in questo – il M5S a pretendere di metterlo in stato di accusa per oltraggio e prevaricazione della Costituzione.

(16 ottobre 2013)



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