Anche la scuola si mobilita per lo sciopero generale
Anna Maria Bruni
Se una definizione si può dare dell’incontro che si è tenuto venerdì pomeriggio al Galilei di Roma, per discutere della mobilitazione della scuola il 28 e dopo, è quella di essere uno spaccato reale della situazione attuale, condensato intorno al corto circuito che sta provocando l’indeterminatezza della Cgil, il cui punto di caduta continua ad essere quello di non indire lo sciopero generale. Un atto dovuto, a questo punto, che dopo Pomigliano, dopo il 16 ottobre, dopo il movimento studentesco – che il 22 dicembre andò in delegazione in Corso Italia chiedendolo esplicitamente alla Camusso – dopo l’approvazione della legge Gemini e ora, dopo il referendum di Mirafiori, continuano a chiedere i lavoratori tutti e insieme a loro tutto il mondo della scuola. Non per niente i rappresentanti dell’Flc presenti si sono palesemente arrampicati sugli specchi, denunciando la loro stessa richiesta di sciopero generale vero l’organizzazione, ma contemporaneamente sostenendo che “non ci sono le condizioni”, ha sostenuto Antonio Cucinella, (quelle che si esauriscono a forza di dire che non ci sono), o che “Landini non ci voleva”, avrebbe detto espressamente ad Anna Fedeli il segretario generale della Fiom.
Dopo aver precisato che dal giorno in cui è stato indetto lo sciopero dei metalmeccanici il leader dell’Flc Pantaleo si è immediatamente schierato a fianco della Fiom, “e la dichiarazione è visibile a chiare lettere sul sito dell’Flc da subito!”. Ma senza indire lo sciopero generale della categoria, a fianco della Fiom. C’è qualcosa che non torna. Ed è per questo motivo che i rappresentanti dell’Flc all’assemblea si sono presi le urla dei docenti la cui pazienza è seriamente al limite, fino allo scambio di battute che da solo riassume questo passaggio drammatico. Letizia, una docente precaria urla che non è più possibile aspettare che la Cgil indica lo sciopero generale. Cucinella le risponde: “perché credi che le cose andrebbero meglio senza la Cgil?”, e lei risponde “Sì”. Se è vero come è vero che non è vero, rischia di essere vero anche il suo contrario. E cioè che la Cgil viene percepita esclusivamente come un freno a mano tirato sulla possibilità di far decollare di nuovo la lotta, e questa volta, a legge approvata, con la capacità di essere ambiziosi.
Referendum abrogativo, legge di iniziativa popolare, viaggiano ancora nel mondo delle possibilità teoriche, mentre le proposte si indirizzano nella battaglia contro il merito, che prosegue il blocco delle attività aggiuntive già avviato a inizio anno, e contro la competitività scuola per scuola, che è l’anticamera della fine del contratto nazionale anche per la scuola, e difesa della collegialità, che invece è l’asse portante su cui è stata costruita la scuola pubblica. Sono le proposte lanciate dal coordinamento precari, presente Francesco Cori, che fa sapere che “i precari andranno a Cassino, perché queste parole d’ordine sono quelle che ci accomunano ai lavoratori metalmeccanici”. Una precisazione necessaria dal momento che invece due piazze saranno a Roma, per tutti quelli, prima di tutto gli studenti medi, che avrebbero difficoltà ad andare a Cassino.
Ma la realtà è che mentre è generale l’apprezzamento per i Cobas che, “loro sì”, hanno dichiarato per il 28 lo sciopero generale intercategoriale, “che mi permetterà una volta tanto – dice Massimo, un genitore – di scendere in piazza con i miei figli senza dover prendere un permesso”, la divisione fra Roma e Cassino rivela solo in parte la volontà di essere accanto alle tute blu e contemporaneamente risolvere un problema logistico per chi non andrebbe ad una manifestazione fuori Roma. Ed è quello scontro fra sigle, anche l’Unicobas rimane a Roma, che fa “uscire fuori tema” il coordinamento, che ha invece oggi la necessità di serrare i ranghi intorno a nuove iniziative costruite a partire dalla necessità di affrontare le ricadute della legge Gemini sulla scuola, come docenti e non come rappresentanti di un’organizzazione, con una visione più generale, portando semmai ciascuno nella propria organizzazione sindacale le istanze del coordinamento, e non il contrario. Solo così è possibile ripartire, evitando di farsi dilaniare dalle divisioni sindacali. Le proposte ci sono, dalla raccolta di firme contro il rifinanziamento alle scuole private da presentare al Presidente della Repubblica entro febbraio, ad una nuova assemblea per i primi di febbraio, che definisca un documento sulla scuola da portare alla discussione con gli studenti. Sono le prime iniziative con cui ripartire, facendo del coordinamento un momento unitario.
(23 gennaio 2011)
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