Angelo D’Orsi | Il caso Zaccai e il satrapo Berlusconi

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33.778 voti sono un bel bottino elettorale, per un consigliere provinciale: è quanto si apprende nella pagina di apertura del “sito ufficiale” di Pier Paolo Zaccai, uno degli innumerevoli “signor Nessuno”, che la cronaca porta alla ribalta. Cronaca politica, visto che si parla di un eletto in un’assise istituzionale; ma anche cronaca nera e rosa, visto che si racconta di una storia di coca e trans, in un tranquillo appartamento romano. Un nuovo caso Marrazzo, un nuovo caso Mele (l’onorevole dell’UDC sorpreso in un festino come si dice a luci rosse in un elegante hotel della capitale, una cui partecipante finì piuttosto male per un cocktail di droghe e alcol), un nuovo caso… Tutti, naturalmente, casi. Se alla parola “caso” togliamo il significato di evento occasionale, o addirittura fortuito, possiamo accettarla; del resto il buon Mele – se male non ricordo, ma forse i miei lettori saranno pronti a correggermi – arrivò a chiedere un aumento degli emolumenti parlamentari per risolvere i problemi della lontananza (sessualmente parlando) dalla famiglia (ossia da una partner in grado di soddisfare bisogni primari degli onorevoli)…

Ma torno al signor Zaccai, una visita al cui website è particolarmente istruttiva. E’ davvero un uomo chiesa-patria-famiglia, ma anche un uomo di partito: orgogliosamente fascista, o se preferite, postfascista. Che è transitato dall’MSI ad AN, approdando, infine, lieto – come mostra il suo sorriso (ornamento di ciascuna delle tante immagini che sono offerte al visitatore) – al Pdl. Oggi, il signor Zaccai – pardon, il dottor Zaccai, essendo laureato in Psicologia con una tesi sul suicidio adolescenziale – occupa varie cariche: amministratore della Professional Consulting Sas, vice presidente di una cooperativa edilizia, direttore commerciale della FPM Italia srl e socio fondatore della fondazione “I Cavalieri di Anco Marzio” che opera “in ambito Cattolico” (sic: ambito con la minuscola, Cattolico con la maiuscola). Si aggiunga, sempre dal sito, che lo Zaccai “svolge attività di consulenza per le imprese del settore industria, commercio e artigianato”, ed è, ahinoi, “tra i consulenti sulla sicurezza nei luoghi di lavoro per la Guardia di Finanza nelle Regioni Lazio e Abruzzo”. Infine, essendo un (semi)giovanotto prestante ci rende noto che è uno sportivo praticante: nuoto, pallanuoto e pugilato, per il quale “ha conseguito il brevetto da insegnante”.

Zaccai con Alemanno, Zaccai con Storace, Zaccai con il papa, Zaccai con folto gruppo di sacerdoti, Zaccai in duo con prete nero (fa colore), Zaccai in tuta mimetica in “esercitazione antiterrorismo” (in Puglia!), Zaccai in maschera antigas (idem), Zaccai sui banchi di scuola che segue un corso di antiterrorismo “della polizia americana” (?); ma anche, naturalmente, Zaccai all’atto del “sì” sull’altare; Zaccai con la sua bimba sulle ginocchia… Insomma, uomo, coniuge, padre, “fedele” (a Santa Madre Chiesa), militante (MSI-AN-PDL), e, infine, amministratore esemplare. Un vero esempio per gli italiani. Nel quartiere dove sotto effetto di sostanze e di “esperienze” diverse ha dato in escandescenze, lo chiamavano – la piccola comunità di transessuali da lui frequentata, ma “per motivi di studio”, ha dichiarato – “l’onorevole”: arrivava in auto (ovviamente una BMW, ovviamente blu), “studiava” e se ne andava, discreto come era giunto. Tranne quest’ultima fatale volta.

Nulla di eccezionale, in verità, nel “caso Zaccai”. Siamo alla riproposizione dell’endiadi “vizi privati e pubbliche virtù”. Quanti esempi conosciamo, in questo ambito! Credo che ogni partecipante del blog potrebbe raccontare una storia, una almeno. E proprio riflettendo a ciò, non si può fare a meno di sottolineare la differenza costituita dal “caso Berlusconi”. Affiora, certo, in lui pure quel simpatico contrasto: cattolicissimo e divorziatissimo, cattolicissimo e frequentatore di escort, cattolicissimo e propugnatore di espulsione di poveri disgraziati, cattolicissimo e evasore di leggi, fisco, norme… Ma questo è il dato secondario. Berlusconi – qui la sua diversità che per qualcuno è una manifestazione di genialità politica – ha rovesciato il teorema. Essendo nel suo caso il contrasto fra la giuridica pubblica e la giuridica privata troppo forte, da essere insostenibile, anche per un bugiardo matricolato, un mentitore professionale, un “cacciaballe” (direbbe Dario Fo), come lui, allora che ha escogitato? Ha messo in piazza i propri vizi, ne ha fatto anzi una delle cifre identitarie della sua personalità di uomo pubblico; e ha raggiunto per tal via un doppio risultato positivo: ammirato dalla gran parte dei maschi (la maggioranza?), desiderato da una ampia quota rosa (una minoranza?): gli uni, gli italiani, che provano perlopiù invidia verso l’uomo di successo, ultraricco, ai cui piedi donne bellissime si genuflettono; le altre, le italiane, che in fondo sognano l’incontro con un Berlusconi di provincia, con un Berluschino, magari, purché sia in grado di farle entrare in qualche pur piccolo mondo di balocchi e profumi; gli uni e le altre pronte a “perdonare” alle “scappatelle”.

E, tuttavia, ormai, l’ostentazione della ricchezza, da parte del satrapo, la sua concezione maschilista, nel senso più deteriore possibile, la sovraesposizione mediatica, il ricorso continuo a metafore sulla sua giovanile potenza virile, le barzellette e le battute di spirito (!) specie a sfondo sessuale, stanno producendo una reazione di rigetto. Il troppo stroppia, recita un motto. Di Berlusconi non se ne può più, neppure su questo piano. Il vecchio giovincello del Bar Sport ci ha stancato.

Qui, mi consento un pronostico: il re è stanco, e benché non possa fermarsi, pena di essere travolto, ormai non può che uscire di scena. Un vero dilemma: non riesce ad andare avanti, ma non può tornare indietro, e dunque rimane immobile, aggravando la propria e l’altrui situazione. Infatti, il Cavaliere cercherà – lo sta facendo – di portare con sé il Paese, ma noi resisteremo. Nel baratro deve finirci da solo; anzi, no, non da solo: con la sua immensa corte di clienti, avvocati, procacciatori d’affari e di escort, pseudoesperti, consulenti fiscali, e, naturalmente, nani e ballerine. L’Italia ha bisogno non di un soffio d’aria pulita, ma di uno tsunami. Berlusconi se non vuole uscire di scena, prima o poi (ma io scommetto sul prima, che è addirittura un presto: lasciatemi sperare!), ne sarà travolto.

Angelo d’Orsi

(4 luglio 2010)

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