Annozero e le insidie dell’informazione spettacolo

Pierfranco Pellizzetti

Confesso, nella discussione tra Marco Travaglio e Michele Santoro sulle aggressioni verbali ad Annozero ci ho capito poco: Travaglio è indispettito per i continui lanci di spazzatura degli energumeni berlusconiani e Santoro gli risponde “questa è la TV (trash), bellezza!”, come il Bogart de “L’ultima minaccia” (1952, il film mito di quelli della mia generazione che sognavano di fare il giornalista).

Sino a ieri la cifra comunicativa di Travaglio funzionava: un understatement in chiave di paradosso (“quei gentiluomini” per la peggiore feccia, “rassicurante” per comportamenti/affermazioni indecenti; e così via) molto “Torino bene”, vagamente angelicata e con una punta di blasé.

Il fatto nuovo è che gli energumeni, sedicenti giornalisti, hanno messo a punto le loro contromisure: spingere all’ennesima potenza il pedale sullo schema “rissa tra pescivendole”. D’altro canto i laboratori che ne alimentano le tecnicalità (diciamo così) discorsive non sono in grado di produrre uno straccio di ragionamento, mentre sono abilissimi a destabilizzarli, i ragionamenti. E nel format tipo Vucciria i tempi argomentativi travaglieschi vanno in tilt. In altre parole, l’innalzamento dell’audio copre il suono del minimalismo ironico.

Il problema – semmai – è un altro: quello di essersi infilati nel tunnel dello star-system proprio di questa età mediatico-televisiva, intrinsecamente berlusconiana. Cioè giocare la partita dell’anti-berlusconismo sul terreno del berlusconismo: lo scontro tra personaggi, in cui “non si fanno prigionieri”; altro che confronto di idee.

Santoro ci si trova benissimo, come dimostrano le perfidie (molto populismo cattolico) gettate lì – apparentemente en passant – sui vantaggi professionali che Travaglio ha ricavato dal suo presenzialismo (si riferiva indirettamente ai redditi monetari incassati?). D’altronde l’abile conduttore appartiene anch’esso alla genia di quelli che grondano umanità da ogni artiglio.

Personalmente, più che di ipotetici codici di comportamento nelle trasmissioni televisive, preferirei discutere sull’efficacia dello star-system come antidoto all’involgarimento prodotto dalla riduzione del dibattito pubblico alle logiche dello star-system. L’idea di giocare la partita nel cerchio stregato dell’infotainment da pescivendole. Sicché, (pazzo melanconico?) continuo a nutrire l’idea che la cattiva moneta scacci irrimediabilmente la buona, anche nel mercato della comunicazione. Che esistano altre vie, sebbene dimenticate. Tipo l’organizzazione dei movimenti sociali e la produzione di interpretazioni (“per cambiare il mondo, prima bisogna interpretarlo”, dice un tale).
Roba da intellettuale gramsciano, dunque cheap? Credo che siano riusciti a farcelo credere, proprio per trascinarci tutti in quel gorgo dove loro risultano i vincenti.

In ogni caso, forse dovremmo ammettere che il mondo della vita non si riduce alle comparsate televisive. E se lì prevalgono gli orridi Belpietro, Lupi o Ghedini, da altre parti non è così. Sempre se sapremo visitare tali mondi con categorie politicamente democratiche, non con intenti di spettacolarizzazione strumentale. Come fa qualche star dell’informazione spettacolo. Qualche personaggio che fa spettacolo anche con i propri capelli ravvivati da un cachet rosa antico.

(25 febbraio 2010)

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