Appello degli intellettuali europei: “Pussy Riot libere”
"Noi, intellettuali europei, ci appelliamo ai nostri governi e all’Europa intera perché interrompano l’atteggiamento di colpevole tolleranza e facciano pressione sul governo di Putin perché rilasci immediatamente Nadia Tolokonnikova e Maria Alekhina". Pubblichiamo l’appello della rivista francese "Philosophie Magazine" per la liberazione delle due attiviste.
Nel di MicroMega in edicola da giovedì 28 novembre il testo integrale dello straordinario carteggio tra il filosofo Slavoj Zizek e la leader delle Pussy riot Nadia Tolokonnikova.
Per aver cantato una «preghiera punk» contro Vladimir Putin nella cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca, Nadezhda Tolokonnikova e Maria Alekhina, del collettivo Pussy Riot, sono state riconosciute colpevoli di «atti vandalici motivati dall’odio religioso» e condannate nell’agosto 2012 a due anni di reclusione in una «colonia penale». Dopo aver denunciato pubblicamente le proprie condizioni di detenzione disumane ed aver iniziato uno sciopero della fame, Nadezhda Tolokonnikova, 24 anni e madre di una bambina di 5, è stata trasferita a 4.000 chilometri di distanza dalla capitale russa, nella regione di Krasnoïarsk, in Siberia. Secondo il delegato russo ai diritti umani, Vladimir Lukin, «scontare la sua pena in quella regione» contribuirebbe alla sua «risocializzazione».
Eccoci di nuovo di fronte a un linguaggio che non avevamo più sentito in Russia dopo la fine dell’epoca sovietica e della sua caccia a tutte le forme di deviazione. In realtà, la cantante delle Pussy Riot è oggi diventata il simbolo di tutti coloro che subiscono le misure repressive del regime: gay perseguitati in nome della lotta, ormai legale, contro la «propaganda» omosessuale, lavoratori immigrati sfruttati e brutalizzati, nei cantieri di Sotchi o altrove, persone criminalizzate per aver proferito «discorsi antireligiosi», vittime di disastri ambientali prodotti da lavori effettuati senza previo accordo della popolazione, membri dell’opposizione a cui si vuole mettere la museruola, Ong perseguitate… Di fronte a queste crescenti violazioni dei diritti umani, l’Europa è rimasta sorprendentemente silenziosa.
In una lettera scritta dalla prigione al filosofo Slavoj Žižek, Nadezhda Tolokonnikova critica la compiacenza dei governi occidentali verso la politica repressiva e liberticida di Vladimir Putin. «Il boicottaggio delle olimpiadi invernali che si terranno a Sotchi nel 2014 verrebbe percepito come un gesto etico», scrive in particolare la componente delle Pussy Riot su Philosophie magazine (numero 74, novembre 2013). Su iniziativa della stessa rivista, noi, intellettuali europei, lanciamo un appello ai nostri governi e all’Europa affinché la smettano con il loro atteggiamento di colpevole tolleranza e facciano pressione sul governo di Vladimir Putin affinché rimetta subito in libertà, senza indugi, Nadezhda Tolokonnikova e Maria Alekhina. La Russia è una Repubblica costituzionale, membro permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. È firmataria della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Mentre si avvicinano i giochi olimpici di febbraio, è arrivato il momento di ricordarle tutto ciò.
Élisabeth Badinter, Pascal Bruckner, Alain Finkielkraut, Marcel Gauchet, André Glucksmann, Agnès Heller, Axel Honneth, Claude Lanzmann, Edgar Morin, Antonio Negri, Hartmut Rosa, Fernando Savater, Richard Sennett, Bernard Stiegler, Gianni Vattimo, Slavoj Zizek.
(26 novembre 2013)
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