B. tra Family day e Bunga bunga: nessuna contraddizione
Cinzia Sciuto
Lo stile di vita da squallido dongiovanni di Silvio Berlusconi va perfettamente d’accordo con la santificazione della Famiglia (singolare, maiuscolo) cosiddetta tradizionale, con i vari Family day, forum della Famiglia e via discorrendo. Non c’è alcuna contraddizione. L’obiettivo della difesa della Famiglia infatti – checché ne dicano i suoi sostenitori – non è la promozione di precisi e autentici valori morali, a cui ciascun individuo deve ispirare la propria vita pubblica e privata, ma la negazione di alcuni precisi diritti civili alle famiglie (minuscolo e plurale) che ormai popolano la nostra società.
Dunque in questione non c’è un modello di uomo virtuoso, o se volete di buon cristiano, ma la difesa di strutture di controllo sociale che hanno perfettamente funzionato, al di là della corrispondenza tra apparenza e realtà. Poco importa dunque se poi, sotto il rassicurante tetto familiare, si consumano violenze o se lo ‘stile di vita’ reale poco corrisponde al quadretto da Mulino Bianco. Ciò che conta è aver lasciato fuori dal recinto dei diritti coppie di fatto e, soprattutto, le tanto odiate famiglie omosessuali, che rischiano seriamente di mettere in discussione l’immagine di virilità del maschio italiano, ‘meglio puttaniere che frocio’ nella ineccepibile traduzione di Paolo Guzzanti della battuta di Berlusconi.
Ed è troppo ottimista Francesco Merlo che su Repubblica di ieri scriveva: «Silvio Berlusconi è ormai molto peggio dell’Italia che vuole rappresentare e che chiama a solidarietà, a complicità. Battute come quella sui gay non si sentono più nemmeno nelle sordide barberie di Canicattì, nei luoghi di ritrovo animalescamente maschili e forse neppure nelle galere, nelle navi e nelle caserme, dove la sessualità e concentrazionaria». Battute come quella sui gay si sentono eccome, invece, non so se nelle «sordide barberie di Canicattì», di certo per strada, sugli autobus e nelle metropolitane di Roma, per esempio.
(4 novembre 2010)
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