Bentornata questione morale
Paolo Flores d’Arcais
, da il Fatto quotidiano, 24 gennaio 2013
Dice l’on. Bersani che il suo partito si occupa di politica, non di banche, e la sua dichiarazione avrà certamente convinto chi crede alla befana, visto che il Monte dei Paschi di Siena è controllato dalle istituzioni locali di Siena, in mano al Pci, poi Pds poi Pd da oltre sessant’anni. Ma non è il momento di polemiche, si tratta invece di festeggiare un fatto inaudito: il ritorno della questione morale al centro della vita politica.
Vittoria nostra, nel senso delle centinaia di migliaia di cittadini che, dal “Resistere, resistere, resistere” di Francesco Saverio Borrelli al “Palavobis” di MicroMega, dai girotondi alle manifestazioni di piazza contro le mafie e le leggi vergogna, per finire col martellante giornalismo-giornalismo di questa testata, non hanno mai rinunciato alla passione e al sacrificio dell’impegno, insomma alla difesa della Costituzione e alla volontà di realizzarne i valori anziché infangarli e rovesciarli, che il regime e i suoi lacché massmediatici e la sua non-opposizione ingiuriavano come moralismo d’accatto, trinariciuto giustizialismo e sanguinario giacobinismo.
La scorsa settimana la questione morale ha vinto. Vittoria provvisoria, vittoria che gli stessi che “obtorto collo” l’hanno subita, cercheranno al più presto di neutralizzare. Ma vittoria vera e inaspettata. Sia chiaro: se il Pd cancella dalle liste tre impresentabili su dieci (e oltretutto i più potenti sul territorio) è soprattutto perché ha paura che altrimenti pagherebbe dazio. Se Berlusconi ostracizza dalle liste Cosentino e Dell’Utri è esclusivamente per un calcolo di convenienza (ed è assolutamente sincero quando dice che nell’escluderli ha sofferto come a “tagliarsi una mano”). Ma proprio questa è la “nostra” vittoria, che lo facciano per interesse, non per convinzione: dieci anni di lotte, e la solitudine con cui Il Fatto è riuscito a imporre il tema degli impresentabili come inaggirabile, non sono state inutili, non sono andate disperse, si sono stratificate nelle coscienze degli elettori, che ora esigono segnali di moralità, altrimenti puniscono nell’urna.
Detto altrimenti: al centro delle elezioni non c’è l’“agenda Monti”, c’è l’agenda “Mani pulite”, c’è l’“agenda questione morale”, e sarà questa, insieme al lavoro e ai suoi inalienabili diritti (art.1 della Costituzione) il banco di prova e la cartina di tornasole con cui dovranno misurarsi nella prossima legislatura tutte le forze politiche, di fronte al tribunale di una società civile sempre meno rassegnata. Che ha scoperto che lottare paga.
(24 gennaio 2013)
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