Berlusconi e Fini devono dimettersi
Luigi De Magistris
L’Italia è costretta a soffrire una crisi di governo protratta a dismisura nel tempo per la paura del voto che affligge i suoi protagonisti, i quali senza il minimo senso dello Stato si rimpallano la responsabilità formale e ufficiale della caduta dell’esecutivo. Nessuno dei giocatori di questo poker infelice e già segnato nell’esito vuole assumere il ruolo di ‘commissario liquidatore’ della maggioranza.
Come se non bastasse questo, l’Italia è costretta a soffrire anche una crisi istituzionale che assume i contorni di un vero e proprio cortocircuito, nel quale tanto Berlusconi che Fini sarebbero chiamati ad un unico gesto, doveroso sotto il versante etico e politico: le dimissioni. Il capo del governo guida infatti una compagine che non esiste più, polverizzatasi in parlamento diverse volte e su materie diverse, mentre il presidente della Camera è impossibilitato a svolgere il suo ruolo di garanzia e di terzietà essendo preminente quello di capo partito.
A rendere il quadro più complesso e più doverose le rispettive dimissioni, anche il rapporto negativo fra i referenti di questa faida tra bande nell’ex maggioranza, combattuta a colpi di dossier e ricatti, di offese e di ostilità, di infamie di ogni tipo. La resistenza di Berlusconi a compiere un passo indietro dimostra la massima irresponsabilità verso il paese, ma altrettanto irresponsabile verso il paese è l’attaccamento alla presidenza della Camera da parte di Fini.
Alla convention di Bastia Umbra, sabato scorso, ministri e sottosegretari di Fli hanno rimesso il loro mandato nelle mani non del capo del governo ma del presidente della Camera, loro leader di partito. Lo stesso presidente della Camera che si spertica nel chiedere le dimissioni del presidente del Consiglio e non si risparmia nel conflitto col presidente del Senato, combattendo una guerra in cui la ragione politica divora quella istituzionale.
Tutto questo può essere definito in un solo modo: un cortocircuito fra istituzioni, capace di far sprofondare ulteriormente l’Italia già sprofondata per via della crisi di governo. Che fare? Niente di diverso da ciò che è previsto in ogni democrazia vera: restituire la scelta agli elettori quanto prima. Ed offrire, da parte dell’opposizione di centrosinistra, un’alternativa politica e di governo credibile.
Pd, SeL e IdV devono lavorare e prepararsi a questa sfida che si fa ogni giorno più vicina, senza cedere a tentazioni illusorie come quella di considerare possibile la partecipazione di Fini e Casini. Con Fli e con l’Udc è possibile costruire al massimo un governo a tempo che attui una riforma elettorale, ma non è possibile affrontare la sfida elettorale che inevitabilmente ci aspetta.
L’abbraccio centrista tra Fini e Casini è ormai evidente e questo abbraccio nasce guardando a mete e progetti politici che poco hanno a che spartire con l’opposizione di centrosinistra, mentre molto hanno in comune con la vecchia politica della Prima Repubblica e con i poteri forti in versione aggiornata.
Berlusconi e Fini devono liberare l’Italia dalle catene con cui l’hanno resa schiava per riconsegnarla agli italiani, che ne avranno sicuramente maggiore cura. L’opposizione di centrosinistra, invece, deve offrire la disponibilità a servire le loro esigenze e le loro speranze.
(12 novembre 2010)
| Condividi |
MicroMega rimane a disposizione dei titolari di copyright che non fosse riuscita a raggiungere.
