Berlusconi e la crisi italiana

Francesco Saverio Trincia

, da Le Monde, 1 marzo 2011

Una fase, forse l’ultima, della lunga vicenda del progressivo aggravamento della crisi della democrazia nell’Italia del dopoguerra giunge in questi giorni ad un punto di svolta da cui può dipendere il destino del paese. Se avrà successo l’azione congiunta di un’opposizione di centro sinistra ancora troppo incerta e divisa, e insieme della crescente pressione dell’opinione pubblica democratica, disgustata dello scempio delle regole elementari della vita pubblica compiuto da Berlusconi e dal gruppo di potere che lo difende come i cortigiani difendono il proprio padrone, l’Italia potrà salvarsi.

Sarà comunque molto alto il prezzo che il paese dovrà pagare per ricostituire le strutture essenziali della vita associata democratica, per reintrodurre un livello decente di etica pubblica, per mettere fine alla corruzione dilagante, al costante stravolgimento delle regole costituzionali e all’attacco alla divisioni tra i poteri e in particolare all’autonomia del potere giudiziario.

Gravi e profondi sono, infatti, i danni che il berlusconismo ha prodotto nel tessuto della nazione, come risultato di una storia contrassegnata da una costante debolezza istituzionale repubblicana, che affonda la sue radici almeno alla fine degli anni Ottanta, quando termina l’equilibrio di potere tra la maggioranza democristiana e l’opposizione comunista, ed inizia la prima drammatica fase della corruzione pubblica, scoperta e sanzionata dalla magistratura con l’operazione chiamata “Mani pulite” che distrugge il vecchio sistema dei partiti. I germi patogeni del potere berlusconiano si sviluppano nel vuoto che ne segue.

Fin dall’inizio si stabilisce un legame tra il nuovo potere, che progressivamente si estende a dominare la scena politica, la scena mediatica monopolizzata da un solo proprietario non contrastato da una legge sul conflitto di interessi (una colpa storica della sinistra italiana) e il tessuto culturale del paese che viene inquinato, poichè il suo spirito critico viene svuotato dalla falsificazione delle informazioni. Le istituzioni repubblicane subiscono pressioni costanti perché si deformino in senso populistico: il capo del governo viene considerato espressione diretta del popolo. La cornice delle leggi costituzionali entro cui la sovranità popolare deve essere esercitata viene distrutta. Il potere criminale tuttora attivo nel paese potrebbe non essere estraneo, come risulta da inchieste giudiziarie in corso, al consolidamento del potere economico che supporta il potere politico e mediatico.

Una lunga serie di processi hanno visto in questi anni Silvio Berlusconi, questo inedito e pericoloso monopolista della democrazia italiana violentata e umiliata, imputato dei reati di corruzione di giudici e testimoni e di falsificazione di bilanci aziendali. Pur godendo di una forte maggioranza parlamentare, ora ridottasi di molto a causa dell’abbandono della maggioranza da parte di un gruppo politico del centrodestra, Berlusconi e il suo governo sono stati incapaci di provvedere ai problemi del paese, ridotto infatti in condizioni di disoccupazione gravissima, di distruzione del sistema scolastico e universitario, di scempio del territorio e dei beni artistici, del tutto privo di prospettive di sviluppo economico, isolato in Europa e nel mondo.

Berlusconi e il suo governo si sono occupati quasi soltanto di stravolgere le regole costituzionali con leggi personali a favore del premier e di delegittimare la magistratura all’unico scopo di salvare il capo del governo dai processi che lo attendono. Qualche volta Berlusconi è stato assolto, altre volte i suoi reati sono stati prescritti, ma molti processi restano ancora in piedi. Il suo unico obiettivo, quello intorno a cui ruota l’intera attività del governo, è di sottrarsi al giudizio penale, ponendosi sopra e contro il principio dell’eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alle legge. E’ così che la democrazia italiana ha subito danni gravissimi, è in questo modo che la costituzione repubblicana rischia di essere stravolta e deformata definitivamente in una democrazia dispotica, priva di legittimità e di legalità. Si aggiunga al quadro la minaccia di infrangere l’unità territoriale e culturale del paese a cui la Lega Nord, alleato di ferro di Berlusconi non ha rinunciato. L’anniversario dei 150 anni dalla nascita dell’Italia unitaria suona oggi come una beffa.

Proprio in questi giorni, Berlusconi è stato imputato di due reati infamanti, che ledono la sua dignità di uomo e di leader politico, e che infangano la dignità di tutti cittadini italiani che sono governati da lui. L’opposizione chiede le sue immediate dimissioni. Infatti, come conseguenza della sua vita privata dissoluta esibita senza alcun pudore, Berlusconi deve oggi rispondere dei reati di abuso di ufficio e di prostituzione minorile di fronte ai magistrati di Milano. Ancora una volta, tenta di sottrarsi al giudizio accusando di persecuzione la magistratura e utilizzando la debole maggioranza di un Parlamento a lui asservito per imporre la propria volontà illegale di difendersi contro i processi e non nei processi. Di nuovo pretende di collocarsi al di sopra delle leggi che ha costantemente infranto. I suoi ministri non sono più ministri della repubblica, ma suoi complici.

Il potere di Silvio Berlusconi è l’effetto di una crisi di lungo periodo della democrazia italiana, che Berlusconi stesso ha saputo utilizzare a proprio vantaggio, divenendo la causa del suo aggravamento. La democrazia populistica, delegittimata e illegale, di Berlusconi rischia di diventare la tomba della vita pubblica italiana. Come è accaduto altre volte nella storia dell’affermazione di regimi autoritari, quando una democrazia si logora per sua debolezza interna e per l’assenza di solidi contrappesi a tale logoramento, quando lo spirito della legalità democratica repubblicana si attenua, la ferita istituzionale e il vuoto di potere democratico vengono riempiti da chi intende definitivamente impadronirsi del paese che sta già cadendo nelle sue mani, lasciando vivo soltanto il simulacro delle istituzioni democratiche e un sistema mediatico onnipresente che martella i cittadini e intimidisce la libera stampa, affinché imparino che devono soltanto obbedire, tacere o ripetere la voce del padrone.

A questo punto è giunta oggi l’Italia. E’ necessaria, ed è possibile, una riscossa democratica dei cittadini. Qualche segnale di reazione si vede in questi giorni. Ma sarebbe illusorio ritenere che il compito dei resistenti democratici italiani si esaurisca con la cacciata di Berlusconi, pur urgente. Il tessuto istituzionale del paese, la sua cultura e il suo spirito civico devono essere tenacemente recuperati, nel nome della libertà e della dignità, valori costituzionali non disponibili a nessun trade off. Le democrazie europee, i nostri concittadini europei possono aiutare, come hanno fatto finora, i cittadini italiani su cui grava un compito di riscossa democratica non più rinviabile.

(3 marzo 2011)

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