Berlusconi ineleggibile, Casson (Pd): “Discutiamone, ma la legge va applicata”

Giacomo Russo spena

Intervista a Felice Casson

“Berlusconi e il berlusconismo vanno combattuti con le armi della politica – sul campo economico, sui temi del lavoro, della sicurezza etc – ma qui c’è un problema di rispetto delle regole esistenti come la norma sull’ineleggibilità del 1957 o quelle sulla decadenza dei condannati con sentenza definitiva a pene superiori ai 3 o ai 5 anni. Se ci sono, vanno applicate”. Evita iperboli o giri di parole. Felice Casson, ex magistrato e senatore Pd, è uno dei membri della commissione della Giunta per le Autorizzazioni che da domani dovrà vagliare la candidabilità o meno di Silvio Berlusconi. Riusciamo a parlarci velocemente, tra una minaccia della Santanché sulla tenuta del governo Letta e le grida di protesta del M5S per la sospensione pomeridiana dei lavori in Aula.

In giunta il M5S voterà compatto per l’ineleggibilità del Cavaliere. Il Pd che farà?
Domani è prevista semplicemente la relazione introduttiva del senatore Augello del Pdl, dopodiché inizierà una discussione generale. Ci saranno certamente delle richieste istruttorie di acquisizione atti, ad esempio la sentenza della Corte di Appello di Milano sul caso Mediaset che ha fornito indicazioni in diritto e in fatto molto importanti per quanto riguarda il ruolo di Berlusconi all’interno delle sue aziende.

Non trova che la sentenza di Milano dimostri chiaramente il conflitto di interessi del Cavaliere?
Per questo ne chiederò l’acquisizione formale: se un atto non viene acquisito nel procedimento è come non esistesse, va portato dentro il procedimento della giunta.

Diamo per assodato questo passaggio. Dopo lei che voterà? Nel Pd si parla di libertà di coscienza…
Faccio un discorso diverso: la giunta è un organo paragiurisdizionale, ogni senatore dovrebbe decidere in scienza e coscienza. Si deve fare una valutazione di tutti gli elementi che emergeranno e che saranno raccolti ex novo: i precedenti già richiamati dalla Camera dei deputati che per 15/20 anni aveva ritenuto eleggibile Berlusconi non sono vincolanti in base all’autonomia istituzionale e funzionale delle Camere sancita dalla Costituzione. In secondo luogo perché, per prassi, è successo in passato che in materia di ineleggibilità e incompatibilità Camera e Senato si siano comportate in maniera diversa. Quindi non esiste principio del precedente vincolante: ognuno deve valutare gli elementi raccolti, considerare le questioni di diritto e poi in autonomia decidere in giunta.

Senatore, mi sta facendo capire che voterà per l’ineleggibilità…
Quel che ho detto ognuno lo interpreta come vuole. Sto approfondendo la questione risalendo ai precedenti relativi al periodo dell’approvazione della nostra Carta. Ne parlerò ampiamente in giunta motivando in fatto, ma poi anche in diritto per rispondere a tutte le obiezioni formulate. Credo sia rispettoso per l’organo parlamentare esprimere il mio giudizio prima lì e solo dopo sui giornali.

Però lei trova abbastanza chiara la legge del 1957 o sbaglio?
E’ chiarissima, In claris non fit interpretatio. Però siccome in queste vicende c’è chi discute allora cerchiamo di approfondire tutti gli aspetti giuridici: esiste tutto un lavorio parlamentare all’epoca della Costituzione in materia che è estremamente importante ricordare.

(10 luglio 2013)



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