Berlusconi sta implodendo. L’opposizione che fa?
di Pierfranco Pellizzetti, da Il Secolo XIX
Berlusconi sta implodendo? Al di là delle polemiche “pruriginose” sulla vita privata del premier, che dal giugno scorso ne hanno offuscato il sorriso da crooner con le zanne, stiamo assistendo al crollo di alcuni pilastri che sostenevano un regno su cui sembrava non dovesse mai tramontare il sole.
Di certo il rapporto coi vertici Vaticani appare ormai incrinato, come testimoniano le prese di distanza da parte del Santo Soglio e il crescente nervosismo berlusconiano, che si traduce in reazioni scomposte dei suoi più fidati mazzieri. Ultima in ordine di tempo quella di Vittorio Feltri, neo direttore dell’house organ di Arcore “Il Giornale”; lanciatosi in aggressioni maldestre contro il collega Dino Boffo dell’Avvenire (organo della Conferenza Episcopale), reo di aver criticato il Capo in materia di comportamenti sessuali e ripagato di uguale moneta. Con quale faccia non è chiaro, se si sostiene la non ispezionalità della privacy al punto di invocare l’intervento repressivo della magistratura e poi ci si comporta allo stesso modo. Per di più nei confronti non di un uomo pubblico ma di un privato cittadino.
Cosa non fa fare la compiacenza, quando questa supera la soglia dell’indecenza…
Ma il puntello papista è il secondo a frantumarsi, dopo il quello americano.
Se c’è un orfano di Bush jr. questi è proprio il Cavaliere, che si era conquistato il diritto di condividerne le bistecche nei barbecue texani a fronte del privilegio di assecondare ogni scelta dell’ospite (tipo spedire contingenti italiani su tutti i fronti più compromessi del Medio Oriente) e ricavarne qualche vantaggio d’immagine.
Con Obama il filo si è spezzato e l’uomo nuovo della Casa Bianca non dà il minimo segno di volerlo riannodare. A fronte di un intero consesso occidentale che dimostra di considerare il nostro premier un interlocutore imbarazzante. Anche per le improvvide frequentazioni di un personaggio sempre meno credibile come Putin (e la scia di sangue dei giornalisti dissidenti che si lascia alle spalle).
Ulteriore fonte di nervosismo, per uno come Berlsconi che deve accreditare in sede nazionale il mito della propria eccezionalità e ora si trova a dover subire perfino i capricci di Gheddafi, confesso finanziatore di terroristi. Più noto nell’ambiente con il nomignolo de “il pazzo di Tripoli”.
Ma non è solo questione folkloristica e mediatica. Il problema vero per il premier è il cambio delle correnti d’aria che giungono da oltre Atlantico e lasciano presagire profonde mutazioni nello spirito del tempo; l’accantonamento di tutta una serie di parole d’ordine, tra il neocon e il teocon, che erano state recepite pedissequamente nella dottrina del berlusconismo. Trasformazione che il settantatreenne affardellato da problemucci di vario genere ha una certa difficoltà a gestire. Specie ora – dopo le elezioni europee – in cui si ritrova una Lega sempre più ingombrante e una compagine ministeriale in cui la fa da padrone Giulio Tremonti (di fatto, unico vero “ministro con portafoglio”) quale quinta colonna di Umberto Bossi.
Per questo si ha la sensazione di essere giunti alle soglie di quell’implosione che si diceva. E l’attivismo di Gianfranco Fini (presunto “compagno”), da sempre in riserva per la successione, ne è indiretta conferma.
Insomma, la possibilità che vada aprendosi un nuovo “buco nero”, come era avvenuto tre lustri fa con Tangentopoli. Inquietante prospettiva, perché riprova del fatto che il nostro sistema politico non riesce a rinnovarsi per dinamiche interne ma procede per catastrofi piombate dall’esterno.
Ancora una volta risulta evidente che, nella consunzione dell’equilibrio vigente, non si è venuta preparando una qualsivoglia alternativa istituzionale.
Problema di cui l’opposizione sembra disinteressarsi, sprovvista – com’è – di un’idea alternativa da offrire al Paese e che neppure sa bene a quale parte del Paese rivolgersi (gli interessi e i ceti da rappresentare/promuovere per uscire dal declino).
(1 settembre 2009)
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