“Blocchiamo il Parlamento”, l’adesione di Giuseppe Giulietti all’appello di MicroMega

Giuseppe Giulietti

Mi sembra giusto e doveroso rispondere all’ lanciato proprio su e da Micromega e rivolto ad ogni singolo parlamentare della repubblica. Lo faccio con il senso del limite e sapendo di rappresentare solo e soltanto il mio punto di vista e che non impegna altri che me stesso.

Lo faccio anche per la stima personale e politica che nutro verso coloro che hanno firmato l’appello e che hanno alle spalle biografie segnate da un amore profondo per la Costituzione e per la legalità repubblicana, valori non molto in sintonia con lo spirito dei tempi.

Le parole scritte da queste donne e da questi uomini non possono essere liquidate con un’alzata di spalle, con quella sufficienza che spesso caratterizza i cosiddetti politici di professione e che è stata causa non marginale di alcune sconfitte e di tante delusioni.

In quell’appello c’è un elemento che può e deve essere raccolto: le opposizioni debbono individuare un percorso comune, visibile, che si traduca anche in azioni clamorose, e debbono farlo perché di fronte al tentativo di travolgere la Costituzione non può esserci salvezza individuale e neppure risposte solo di parte o di partito.

Non ho dubbio alcuno, li vedo all’opera tutti i giorni, che ci siano già oggi decine e decine di parlamentari che fanno il loro dovere, anzi lo fanno sicuramente meglio di me, e che contrastano nel merito le iniziative del governo e che assicurano una presenza continua e generosa. Eppure nonostante questo il Parlamento è quasi chiuso, semi-imbavagliato, deprivato della sua essenziale funzione di controllo.

Non è questo in discussione, non è in discussione l’impegno individuale di quasi tutti gli oppositori, ma quello che ancora manca è la capacità di contrastare anche simbolicamente una emergenza democratica che potrebbe rapidamente degenerare in modi e forme ancora più oscure ed oscurantiste.

Di fronte a questo quadro, davvero non si possono individuare azioni che uniscano le opposizioni dentro e fuori le istituzioni? Di fronte al precipitare degli eventi, nulla può essere escluso a priori, e ciascuno di noi deve essere pronto ad una vera e propria battaglia democratica che dovrà utilizzare tutte, ma proprio tutte le possibilità offerte dalla Costituzione, dalle leggi, dall’etica democratica.

Perché non provare a convocare, tutte insieme, le opposizioni parlamentari, compreso il gruppo di Futuro e Libertà, ed individuare le azioni comuni da svolgere nelle commissioni e in aula, ostruzionismo compreso, per bloccare i tanti provvedimenti bavaglio che saranno portati alla approvazione?

Perchè non pensare ad una sorta di presidio permanente dentro i palazzi delle istituzioni, segnato dalla presenza continua dei parlamentari, anche nei giorni di chiusura, e caratterizzato da decine e decine di incontri con i rappresentanti delle associazioni, della società civile, con i cittadini che amano la Costituzione e la repubblica?

Spero che nessuno, tra i parlamentari, accolga con fastidio queste proposte, mi auguro che i presidenti dei gruppi vogliano essere loro ad assumere la guida di queste iniziative e a promuovere la prima assemblea dei parlamentari della opposizione.
Se queste proposte non dovessero convincere, ne vengano altre, ma per carità non si chiuda la discussione e non si finga di non aver ricevuto la lettera appello.

Quello che accadrà ci costringerà comunque ad azioni comuni, dentro e fuori il Parlamento, meglio dunque cominciare a prepararsi che non farsi travolgere dagli accadimenti. Anche perché questa volta non sono in gioco i nostri singoli destini, ma quelli della repubblica e, almeno per una volta, sarà davvero il caso, per usare un vecchio slogan riadattato per l’occasione: "Marciare uniti per colpire uniti".

(23 febbraio 2011)

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