#BlockupyFrankfurt: l’ora degli indignados d’Europa
Valerio Renzi
Da ieri migliaia di giovani e attivisti sono a Francoforte, sede della Bce e cuore finanziario d’Europa, per protestare contro l’austerity della Merkel e per rilanciare nuove politiche per uscire dalla crisi: è l’Europa dei movimenti. Il governo tedesco sta rispondendo però con sgomberi e fermi. Domani e sabato altre due giornate di protesta.
Sgomberi e primi fermi. Nella militarizzata Francoforte, sede centrale della Bce e della Banca federale tedesca. E’ cominciata ieri la prima giornata di manifestazioni della quattro giorni di mobilitazione europea che si svolgerà nella città tedesca fino a sabato. Un controvertice – senza vertice – quello che convocato da un’ampia coalizione di associazioni, movimenti, sindacati tedeschi e su cui stanno convergendo attivisti da tutta Europa. Obiettivo? Assediare la city finanziaria d’Europa, qui infatti ha sede la Borsa, terza al mondo per volumi di scambio. Il "cuore" finanziario d’Europa e della Germania di Angela Merkel che impone l’austerità come ricetta insindacabile per uscire dalla crisi. E’ da qui che riparte “l’Europa dei movimenti”.
La città è completamente militarizzata, tutte le manifestazioni sono vietate, tranne il corteo di sabato, agli attivisti vengono consegnati per la strada fogli di via e diffide ad entrare nella zona rossa, mentre i giornali locali hanno terrorizzato la sonnacchiosa e ricca città tedesca con l’allarme black block. Vittima di questo clima è stata ieri l’acampada che da mesi stava proprio all’esterno della Bce, sgomberata senza troppe complicazioni dalle forze dell’ordine in assetto antisommossa che hanno portato via di peso i campeggiatori abusivi che hanno posto una resistenza rigorosamente passiva. Mentre scrivo poi i manifestanti concentrati in Paul Platz, piazza dove nel 1848 i francofortesi di riunirono per reclamare i loro diritti, e all’università stanno venendo identificati e fotografati uno per uno. Un primo risultato nonostante l’impossibilità di manifestare senza autorizzazione, gli indignados d’Europa l’hanno comunque ottenuto: la Bce, principale obiettivo delle proteste, rimarrà chiusa fino a sabato e i dipendenti mandati a lavorare in sedi distaccate.
In questi quattro giorni i movimenti europei proveranno a far sentire la loro voce, ma soprattutto a gettare le basi per un movimento continentale che sia in grado di far cambiare direzione alle politiche di austerità e rigore, che metta un freno a quella che chiamano la "dittatura della finanza" che rifondi l’Europa su "una democrazia reale, i diritti, la solidarietà", un’Europa fatta prima di tutto da uomini e donne e poi dalla moneta. Insomma se Hollande è meglio del direttorio Merkel-Sarkozy per i movimenti le timide proposte per la crescita delle sinistre socialdemocratiche non bastano, quello che serve è invertire profondamente la rotta, a cominciare dallo stralcio del Fiscal Compact: mentre l’euro è a rischio, la Grecia nel baratro e i risparmiatori fanno la fila per riprendere i loro soldi depositati alla banca, i movimenti urlano in piazza “o ora o mai più”.
Per oggi è previsto l’arrivo del grosso dei manifestanti, respingimenti alle frontiere permettendo, che proveranno a riprendersi le strade del centro della città con diversi cortei annunciati da questa mattina, per rimettere in piedi l’acampada smantellata ieri dagli agenti della polizei. Domani invece è la giornata del vero e proprio “blockupy” con una strategia denominata delle "cinque dita", già usata in occasione del g8 di Rostock nel 2005, i manifestanti daranno vita a blocchi e manifestazioni selvagge per circondare e bloccare la city finanziaria provando ad aggirare i blocchi della polizia con manovre veloci e a sorpresa. Ogni "dito" e blocco sarà caratterizzato da un colore e un tema: diritto allo studio, precarietà, ambiente, migrazioni e altri ancora. Per sabato invece è previsto il corteo canonico che vedrà scendere fianco a fianco giovani e meno giovani da mezza Europa.
Gli italiani sono tra i più numerosi in questo momento a Francoforte, circa 300, ieri sono partiti due pullman dall’Università la Sapienza mentre gli altri attivisti hanno raggiunto l’appuntamento in aereo. Ad aderire tante realtà, dagli studenti universitari di Unicommon, Atenei in Rivolta e Rete della Conoscenza, a molti centri sociali e collettivi da Napoli a Milano, da Roma a Padova raccolti sotto la sigla "Rise Up" ovvero "Rising Italy for social". Gli artisti del Teatro Valle sono invece partiti da Atene per arrivare a Francoforte in un viaggio attraverso l’Europa in crisi che diventerà un documentario. Proprio da Francoforte proveranno a ripartire i movimenti italiani che, caduto Berlusconi e venuto meno l’antiberlusconismo, ancora non sono riusciti a rilanciare grandi mobilitazioni contro il governo dei tecnici e dell’austerity.
(17 maggio 2012)
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