Bondi, Raiset e il bavaglio del sultano
"Il ministro Bondi non andrà a Cannes, offeso per l’invito rivolto dal festival francese a Sabina guzzanti", cosi titolava una delle tante agenzie uscite per comunicare lo sdegno e la sofferenza politica e umana di uno dei capi del servizio d’ordine belusconiano.
"E chi se ne frega", questa sarebbe l’unico possibile commento di fronte a tanto squallore, anche perchè il ministro non avrebbe dovuto vedere il film a lui sgradito, ma più semplicemente rappresentare l’Italia e il cinema italiano: per l’ennesima volta gli interessi privati del capo hanno prevalso sulla funzione istituzionale.
Per fortuna la Francia è governata dalla destra, così ci è stata risparmiata la filippica contro i comunisti e la lagna sul complotto internazionale, a meno che non lo dichiari nelle prossime ore qualche fesso di turno in servizio permanente. Per fortuna della Guzzanti, invece, dal polo Raiset è già stata buttata fuori, cosi non possono neanche stracciarle i contratti. Potranno, invece, insultare e minacciare quelle trasmissioni che decideranno di darle la parola, a cominciare da Annozero che già lo ha fatto, ma quelli sono già nel mirino, come hanno dimostrato le intercettazioni telefoniche nelle quali si chiedeva di dare una lezione a Santoro, alla Dandini, a Ballarò, tutte le trasmissioni, ma guarda che combinazione, al centro degli attacchi di queste ore.
Per la Guzzanti c’è una sola consolazione che in questo lungo, infinito elenco di temi e persone da oscurare, è finito pure il presidente della camera Fini e i suoi amici.
Da qualche giorno in Rai circola una simbolica lista di escludendi che comprende il presidente Fini e i parlamentari Fabio Granata, Carmelo Briguglio, Angela Napoli, Italo Bocchino, Flavia Perina e alcuni altri. In modo discreto, sussurrato, per telefono e di persona, alcuni dirigenti sarebbero già stati invitati a sfumare la loro presenza, a diradare gli inviti, a non chiamarli in contraddittorio con altri esponenti della destra, a non alimentare l’idea che il governo presieduto da un imprenditore possa avere dissensi interni e voci discordanti.
Per anni ci eravamo permessi di denunciare che la mancata risoluzione del conflitto di interessi sarebbe diventato un cappio al collo non solo per il centro sinistra, ma anche per quella destra che avesse osato opporsi all’idea del pensiero unico del partito unico. Adesso siamo arrivati alla prova provata che quando si lascia ad una persona l’interruttore unico dei media e il controllo dell’esecutivo si possono correre rischi quasi mortali per l’ordinamento democratico e per la esistenza di punti di vista diversi persino nell’ambito della maggioranza medesima.
Se Fini e i suoi sono diventati nemici da oscurare mediaticamente e da colpire politicamente, potete figurarvi che cosa non abbiano già fatto e cosa vorrebbero fare contro chi non ha mai voluto accettare il berlusconismo e le sue politiche.
Bondi che non va a Cannes fa solo ridere, ma Bondi e i suoi che vorrebbero esludere e oscurare gli artisti e gli autori che non stanno sul libro paga del sultano ci deve fare paura e ci deve spingere alla azione contro questa deriva plebiscitaria e autoritaria.
Se Fini e i suoi vogliono davvero salvaguardare l’interesse generale e le istituzioni facciano sentire la loro voce contro la legge bavaglio, annuncino il voto contrario al senato, non si pieghino alla ragion di stato approvando una legge che si ritorcerà anche contro di loro, che colpirà i giudici onesti, che ridurrà al silenzio i cronisti, che premierà il malaffare e la corruzione.
Per quanto ci riguarda, come associazione articolo 21, insieme con il presidente Federico Orlando e con il sgretario Tommaso Fulfaro, abbiamo deciso di firmare l’appello lanciato da Stefano Rodotà che ci invita tutte e tutti a compiere ogni sforzo per contrastare una legge che stravolgerà la Costituzione, che ci renderà tutti meno informati e dunque meno liberi.
Ci farebbe piacere trovare sotto questo appello almeno la firma di quei parlamentari che sono vicini al presidente Fini e che non possono più limitare il loro dissenso solo ad alcuni temi lasciando sempre sullo sfondo tutto quello che riguarda la libertà di informazione, il conflitto di interessi, l’invadenza dei partiti alla Rai, le intercettazioni medesime.
"Ci sono beni indisponibili, valori non contrattabili", scrive nel suo appello Stefano Rodotà, la legge bavaglio colpisce beni e valori ai quali una democrazia non può rinunciare pena l’autodistruzione.
Il voto che il Senato sarà chiamato ad esprimere renderà visibili e trasparenti i confini tra chi vuole difendere lo stato di dirittto e chi, magari con il mal di pancia, non potrà che piegarsi alla logica dell’interesse privato che travolge e distrugge l’interesse generale e lo stato di diritto.
Giuseppe Giulietti
(9 maggio 2010)
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