Il Brasile nel pallone: un bilancio di dieci anni di ‘lulismo’
Al via i mondiali in Brasile tra scontri, scioperi, proteste e partite di calcio. Chi lancia un boicottaggio contro questo evento sportivo, chi vede nella competizione un modo per rilanciare il Paese.
Sul di MicroMega, un miscellaneo in uscita martedì 17 giugno, il giornalista Marco d’Eramo compone un ricco affresco sull’attuale società brasiliana.
Schiacciato tra la sempre incombente presenza dei militari e il peso sproporzionato degli oligarchi, il Brasile che oggi ospita i Mondiali di calcio è un Paese radicalmente diverso rispetto a vent’anni fa: “Dal 1991 al 2010 il balzo è impressionante – scrive d’Eramo nel saggio – Il reddito medio pro capite è passato da 447 reais nel 1991 a 592 nel 2000 a 794 nel 2010. La scolarizzazione è cresciuta ancor più, l’aspettativa di vita alla nascita è passata da 64,7 anni nel 2001 a 68,6 nel 2000, a 73,8 nel 2010: i brasiliani hanno guadagnato nove anni di vita in un ventennio”.
Allo stesso tempo il Paese continua a fare i conti con i fantasmi del passato. E il lulismo, che lo ha dominato a partire dai primi anni Duemila, ha sempre oscillato fra necessità del compromesso e connivenza con i poteri forti. Da qui anche le tensioni attuali durante i mondiali. Un saggio per comprendere al meglio gli ultimi fatti di cronaca.
(13 giugno 2014)
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