Brescia, il processo continua

Carlo Lucarelli

, da l’Unità, 19 novembre 2010

In realtà il processo per la strage di Piazza della Loggia a Brescia non si è ancora concluso. O meglio, dal punto di vista strettamente giudiziario, quello che ti dice chi deve andare in galera e per quanto, si è chiuso e nel modo che molti temevano. Qualunque sia la verità, la testarda buona volontà di pochi difficilmente riesce ad avere ragione su trent’anni di misteri, depistaggi e insabbiamenti, lo abbiamo già visto in tanti altri casi. Bene, da quel punto di vista il processo si è concluso qualche giorno fa con quella parola “assolve”, che esclude responsabilità penali.

Ma c’è un altro pezzo del processo, che ci interessa soprattutto per un’altra cosa. Perché non si esaurisce tutto nel giorno in cui la sentenza viene pronunciata, c’è un altro po’ di tempo che passa e poi arrivano le motivazioni. Che sono altrettanto importanti della sentenza e forse, quando si parla di processi che investono decenni di storia occulta del nostro paese, lo sono ancora di più.

Dentro le motivazioni e dentro le migliaia di pagine degli atti processuali ci sono le ricostruzioni dei fatti che quei pochi uomini di testarda buona volontà hanno ricostruito. È su quelle pagine che si possono pronunciare altre sentenze in grado di individuare altre responsabilità: quella storica e quella politica. Oltre che dare una mano al buon senso per immaginare anche i responsabili materiali.

Non dimentichiamocene. Aspettiamo le motivazioni con lo stesso interesse della sentenza. Riprendiamole e riflettiamoci sopra. Usiamole.

I processi come quello per la strage di Brescia li cominciano gli investigatori, li portano avanti i magistrati, li riprendono gli storici, i giornalisti, gli scrittori e i politici e li chiudono i cittadini, con le sentenze della coscienza.

(19 novembre 2010)

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