Camus, Fini e il calcio
Emilio Carnevali
Diceva Albert Camus: “Tutto quello che so della vita l’ho imparato dal calcio”. Frase nella quale mi sono sempre riconosciuto molto, vista la mia grande passione per questo sport.
Uno degli insegnamenti fondamentali che ci viene dal calcio professionistico e ultramediatizzato – la versione peggiore del calcio insomma, quella ancor più istruttiva – è che bisogna sempre mantenere il sangue freddo. Mai farsi trascinare dal turbine degli eventi deformando il proprio punto di vista a causa di una sovraeccitata emotività. Quando gli allenatori vincono una partita sono sempre acclamati come “maghi” o “maestri”. Perdono quella dopo, magari per circostanze del tutto fortuite e casuali, e diventano dei perfetti imbecilli, dei bolliti da rottamare immediatamente… salvo poi rivincere quella successiva e ridiventare dei “profeti” (vivendo a Roma la querelle su Claudio Ranieri è il rumore di fondo che accompagna praticamente ogni mio caffè in qualsiasi bar).
La verità, il più delle volte, è che non sono dei maghi prima e non sono degli imbecilli dopo.
Considerazioni analoghe possono essere fatte anche oggi che tutti inneggiano alla straordinaria vittoria del “gladiatore” Berlusconi e alla rovinosa sconfitta del “rottamato” Fini. Berlusconi ha senza dubbio segnato un punto importante. È ora nelle condizioni di gestire da una posizione di forza la fase che si apre. Non ha però di fronte a sé un cammino trionfale, ma una strada colma di insidie, piena di incertezze ed incognite.
Gianfranco Fini non era Charles de Gaulle prima, non è l’ultimo sprovveduto oggi. Si è giocato la sua partita con una certa dose di coraggio e – analizzate razionalmente le condizioni in cui si trovava – non ha commesso grandi errori tattici. Altro è il discorso se valutiamo la sua strategia con un orizzonte temporale più ampio, andando più a ritroso nel tempo. Altro ancora è il giudizio etico-politico sulle sue posizioni di ieri e di oggi, sul suo ruolo nel quindicennio berlusconiano, eccetera.
Ma con riferimento a questa fase, lo ripetiamo, appare ingeneroso attribuirgli errori di “manovra” che non ha compiuto. A meno che non si giudichi la politica come l’arte di prevedere esattamente ciò che accadrà per farsi trovare sempre con il vento della storia che spinge dietro la propria schiena – per quanto sia avvilente accostare il voto di un Calearo o di uno Scilipoti al “vento della Storia”: difficile che Hegel avrebbe detto di aver visto lo Spirito del mondo a cavallo se si fosse trovato di fronte Scilipoti….
Cosa avrebbe dovuto fare Gianfranco Fini una volta resosi conto che due eletti dell’Idv e uno del Pd stavano per salvare il traballante governo di Berlusconi? Ritirare la mozione di sfiducia? E quando due deputate firmatarie della mozione di sfiducia hanno detto improvvisamente sì al premier fra i boati delle gradinate di Montecitorio?
L’unico vero “errore” di Fini è stato quello di accettare lo slittamento del voto al 14 dicembre, ma impuntarsi per una soluzione diversa avrebbe significato incrinare l’asse con il Quirinale: una forzatura incompatibile con la sostanza stessa del “profilo istituzionale” sotto la cui egida è nata la sua creatura politica.
E così Fini ha perso. E Berlusconi ha vinto. È una vittoria di grande importanza, quanto meno dal punto di vista simbolico. Ma non è la vittoria della guerra.
La maggioranza è fragilissima e di fronte a sé ha solo due strade: tentare l’allargamento all’Udc (la “linea Ruini”, per riprendere il nome di uno dei grandi sponsor di questo scenario) o andare al voto. Casini non pare disposto ad essere coinvolto, almeno per ora. Anche perché l’unica cosa davvero pesante che potrebbe chiedere in cambio è una riforma della legge elettorale che Berlusconi non avrebbe alcun interesse ad accettare.
Insomma, i giochi non sono affatto chiusi. La situazione è ancora assai dinamica. Se davvero ci fosse spazio in Italia per una “destra europea” non berlusconiana, non sarà certo questa sconfitta al pallottoliere a seppellirne il progetto. Se non ci fosse mai stato spazio, nemmeno la vittoria ieri avrebbe potuto crearlo. A Gianfranco Fini potrebbe tornare utile, per tornare agli insegnamenti del calcio, ciò che ripeteva Helenio Herrera ai suoi giocatori: “Abbi fiducia piena della tua intuizione”.
(15 dicembre 2010)
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