Cancellieri, la zona grigia
Massimo Giannini
, vicedirettore di Repubblica, da Repubblica, 3 novembre 2013
C’è una una zona grigia che rende inquietante la vicenda Cancellieri-Ligresti e che svela la natura compromissoria e forse compromessa del potere. Il ministro dice «non mi pento », evocando quasi una categoria religiosa, che nel caso in questione non ha alcun senso perché in gioco c’è invece un problema politico.
Non è un «pentimento» che si chiede al ministro, ma semmai un «chiarimento » sulla natura dei rapporti che la legano alla famiglia di don Salvatore. Fino ad obbligarla a telefonare al fratello del «padrino» per garantirgli il suo interessamento, come testimoniano le intercettazioni agli atti dell’inchiesta di Torino. Perché la Cancellieri si è sentita in dovere di farlo? Questo chiarimento non è arrivato.
Il movente che ha spinto il ministro a sollecitare la scarcerazione di Giulia Ligresti non sembra il «volto umano della giustizia», ma semmai la faccia complice dell’amicizia. Se il Guardasigilli non è libero nei confronti di chi gli chiede un passo improprio, non può restare al suo posto.
(3 novembre 2013)
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