Casa, dolce casa
Carlo Cornaglia
Per le case dei potenti,
una, sette, dieci, venti,
vige il ben noto sistema:
per pagar nessun patema,
senza il minimo imbarazzo
chi ci sta non paga un cazzo.
Da brillante caposcuola
primo fu Claudio Scajola
con la casa al Colosseo
della qual qualche babbeo,
del ministro all’insaputa,
come da bella battuta,
pagò quasi la metà.
“Quell’infam si pentirà
di un’azion così scorretta!”
disse irato Sciaboletta
che restò in via Fagutale
senza mai scovar quel tale.
In via Giulia Bertolaso
scoprì sol quasi per caso
che qualcuno gli pagava
la pigion là dove stava
a ogni crisi coniugale.
“Lì mi alloggia un cardinale,
boss di Propaganda Fide”,
disse il mago delle sfide ,
ma era Anemone a pagare,
l’uom che lo fa sconocchiare
dalle fisioterapiste
del Brasil, mai egoiste.
Ci fu il caso di Lunardi,
uno dei tanti boiardi,
detto il mago dei trafori,
che fu oggetto dei favori
dello stesso cardinale.
Ad un prezzo eccezionale
gli ha ceduto un palazzotto,
ma con scambio galeotto
che per Sepe è una cuccagna:
sanar a Piazza di Spagna
un palazzo del Papato
con i soldi dello Stato.
Poi la macchina del fango
d’un premier d’infimo rango
sollevò il caso Tulliani
per il quale gli italiani
han vissuto con il tarlo
che l’alloggio a Montecarlo
fu da Fini regalato
allo squallido cognato.
Ed infine il bell’alloggio
che a Tremoni fa da appoggio:
ottomila cinquecento
euro per l’appartamento
paga Marco Milanese
alla fine d’ogni mese.
Cos’ha in cambio? Non si sa!
Una sol dubbi non dà
fra le case birichine:
è il casin delle Olgettine.
(19 luglio 2011)
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