Caso Cucchi, nessuna impunità

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Sulla morte di Stefano Cucchi il Fatto Quotidiano e altri giornali hanno ricostruito la sequenza degli eventi che ha portato all’inverosimile esito. Parlamentari di vari gruppi hanno presentato interrogazioni. E il ministro della giustizia ha già dato prova di voler ridurre tutto a tragica casualità.

Ma per quanto si possa essere ben disposti alla credulità non è possibile accettare una banalizzazione così offensiva. Chi può credere che tutte quelle ferite così varie e specifiche possano essere l’effetto di una caduta dalle scale? Una caduta sulla scala può produrre fratture al coccige, alla mandibola e intrusione dell’occhio destro nell’orbita? In quali e quanti ostacoli il corpo dovrebbe essersi imbattuto? E se davvero Cucchi fosse caduto dalle scale perché chi doveva occuparsi di lui non l’ha fatto subito? E perché la famiglia è stata tenuta fino alla fine all’oscuro dell’agonia e della morte?

E’ d’obbligo in questi casi rimettersi alle indagini del magistrato. Ma c’è una dimensione di cui ci si può occupare subito senza attendere risultati giudiziari: il carattere sciatto e perfino sprezzante dei comunicati ufficiali emessi da carabinieri e polizia penitenziaria. Il maggiore dei carabinieri, comandante della compagnia che ha effettuato l’arresto, arriva a dire che “le nostre camere di sicurezza non sono certo un albergo a cinque stelle”. Ne dobbiamo dedurre che la scomodità giunge fino alla mancata garanzia di sopravvivenza degli arrestati?

Negli ultimi anni il caso di Cucchi non è l’unico del genere. Ed è già noto l’elenco dei casi più clamorosi, a partire dall’assassinio di Federico Aldrovandi, i cui autori condannati in primo grado sono ancora al loro posto. La ripetizione e la frequenza di morti inspiegabili in stato di detenzione fa sorgere più di un dubbio. Si può sospettare che, sui corpi di tossicodipendenti o arrestati per possesso di droghe, ignoti possano infierire senza troppo timore di punizioni? L’impunità dei titolari del potere politico, ricercata nelle forme più varie e sempre in contrasto con la Costituzione, non sta per caso diventando un esempio deteriore per i componenti di quelle che, in casi come questi, è sempre più arduo riconoscere come le forze dell’ordine?

In queste stesse forze, negli ultimi decenni, quotidiano impegno e difficili lotte sindacali hanno fatto avanzare la democrazia. Se poliziotti e carabinieri democratici non faranno sentire la loro voce contro il contagio dell’impunità anche la democrazia che hanno conquistato sarà messa a rischio. E ciò avverrà a danno di tutti i cittadini.

(2 novembre 2009)

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