Caso Idv e ‘ndrangheta, la Casa della Legalità: “Sconcertati dall’omertà politica”
C.Abbondanza, S.Castiglion, E.D'Agostino
Riceviamo e pubblichiamo dall’Ufficio di Presidenza della Casa della Legalità di Genova.
Dopo la denuncia sul sito www.casadellalegalita.org, della Casa della Legalità, con l’articolo "", corredato dalle foto del boss della ‘ndrangheta che fa campagna elettorale alla canididata Cinzia Damonte dell’Italia dei Valori, la questione è divenuta di ampia conoscenza nel Paese. Ripresa da subito da Marco Preve su Repubblica, poi sul sito dell’Espresso online e quindi su quello di MicroMega con anche un di Giulio Cavalli, ed oggi su Il Fatto con l’articolo di Sandra Amurri. Se l’attenzione dell’informazione c’è, dobbiamo anche registrare una inquietante omertà politica sul caso!
La ‘ndrangheta influenza il voto in Liguria. Per la prima volta si hanno immagini inequivocabili in cui un boss mafioso – con candidata al seguito – fa la campagna elettorale per un candidato specifico. E’ un fatto inquietante che avviene a Genova e che conferma che la pista del voto di scambio politico-mafioso battuta dalla Procura in occasione delle scorse elezioni amministrative non era sbagliata. Il fatto è che su questo tutti tacciono.
Tace Di Pietro, il "moralizzatore" leader dell’Italia dei Valori, il partito della candidata supportata direttamente da uno degli esponenti di vertice della cosca Macrì.
Tace Paladini (così come gli altri candidati dell’Italia dei Valori in Liguria).
Tace Claudio Burlando, candidato presidente della Regione Liguria – che già emerse aveva rapporti e incasso fondi, certamente attraverso l’associazione Maestrale, dalla società EcoGe dei Mamone, famiglia indicata dalla DIA sin dal 2002 come legata alla ‘Ndrangheta.
Tacciono gli altri esponenti e candidati del centrosinistra.
Tacciono anche quelli del centrodestra.
Nessuno osa affrontare quanto documentato: l’impegno concreto ed attivo della criminalità organizzata calabrese nell’influenzare l’esito delle elezioni regionali del 28-29 marzo 2010.
La Damonte avrebbe dovuto essere cacciata all’istante dal suo partito ed invece niente! Vi sarebbe dovuto essere un levarsi di sdegno e deciso rifiuto del voto mafioso da parte degli altri candidati, dei partiti. Invece nulla! Siamo all’omertà politica a 360 gradi… Tutti sono a caccia dei voti delle cosche mafiose, dal ponente al levante ligure, passando per le riviere. Tutti hanno necessità di quei pacchetti di voti e quei finanziamenti… e tutti i partiti e politici di primo piano, i cosiddetti "papabili" sino ai candidati Presidente, non possono permettersi di prendere posizione perché troppo compromessi.
(26 marzo 2010)
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