Causa per plagio: i Village People querelano il coro del Vaticano

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"Se fino a ieri dicevi ‘ensemble vocale, ragazzi che cantano in coro e che sono orgogliosamente gay e felici di esserlo’ tutti pensavano ai Village People, oggi invece, dopo le intercettazioni di Angelo Balducci pubblicate dai maggiori quotidiani italiani, tutti pensano al coro di San Pietro, e questo è un danno oggettivo per i miei clienti…".
Così l’avvocato dei Village People ha spiegato la causa per plagio intentata al Vaticano, dopo le piccanti intercettazioni dell’ex capo del consiglio dei lavori pubblici. Dalle telefonate (pubblicate con evidenza oggi da Repubblica) emerge che un certo Chinedu Thomas Ehiem, nigeriano, corista della cappella Sistina, procurava certi pezzi di ragazzi elencando misure e tutto. E questo soltanto in cambio di favori, soldi e qualche permesso di soggiorno, nemmeno un disco d’oro o una posizione nelle classifiche di Billboard! Il cliente in attesa del ragazzotto si informava premuroso: "Lui poi a che ora deve ritornare in Seminario?". Ora si ventila di una nuova denuncia per sfruttamento della prostituzione maschile, mentre i Village People, al massimo, hanno quaIche divieto di sosta pendente in California.
Interpellati da Variety, i Village People non ci stanno: "Questa è concorrenza sleale! Noi siamo famosi dagli anni Settanta e non possiamo tollerare la concorrenza di un gruppo che opera nell’ambito del canto da almeno duemila anni". E’ presto per dire se ci sarà una ricomposizione pacifica della questione, ma la comunità gay mondiale, che spalleggia il gruppo americano contro il gruppo vaticano, sta tentando una difficile mediazione: tutto potrà finire con grandi abbracci se il coro della cappella Sistina parteciperò gratuitamente al prossimo Gay Pride. "Può venire anche il capo, senza problemi – fanno sapere dall’Arci gay – saremo in tanti con la gonna!".
Nella foto, i Village People, molto irritati per la concorrenza sleale del Vaticano.

Alessandro Robecchiwww.alessandrorobecchi.it

(3 marzo 2010)

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