C’è un giudice a Karlsruhe
Gustavo Piga
, da www.gustavopiga.it
E’ stupefacente che si metta in croce l’attuale dinamismo democratico tedesco sul mandato della Banca Centrale Europea. A quanto pare la Germania non è solamente leader economico e politico dell’area euro. E’ anche leader sociale, dimostrando un attivismo civico superiore a qualsiasi altro Paese.
Lo esercita, questo attivismo, all’interno del suo DNA nazionale attualmente conservatore e poco incline alla solidarietà verso altri Paesi euro in grave difficoltà, senza dubbio. Ma lo esercita.
Mentre la nostra Consulta e noi italiani ci gingilliamo con argomenti tanto simbolici quanto irrilevanti come le super pensioni di alcuni super individui, la Germania e la sua Corte Suprema – in risposta ad una richiesta di alcuni cittadini tedeschi – prende l’Europa per la collottola e affronta con incredibile energia, al suo interno, la questione del mandato della BCE.
Ovvero: quello che dovevamo fare noi italiani, noi francesi, noi spagnoli, noi greci e cioè spingere con tutti i mezzi giuridici e politici a nostra disposizione per la modifica del mandato della banca centrale verso uno simile a quello americano – che combini la lotta all’inflazione con quella alla disoccupazione – lo fanno i (alcuni) tedeschi, spingendo esattamente all’opposto per un mandato della BCE ultra conservatore, concentrato non solo formalmente sull’inflazione (lo è già) ma anche nella pratica, chiedendo di ridurre i cannoni operativi a disposizione della BCE così come presentati da Draghi l’estate scorsa.
Immaginate di essere chiusi in una stanza dove divampa l’incendio e le fiamme vi stanno per portare via a miglior vita tra pochi secondi. Solo due le opzioni di uscita: una porta chiusa, con uno sbocco sulla strada, che vi darebbe certamente la salvezza, se solo la persona che da fuori la dovrebbe aprire si accorgesse della vostra situazione, ma non vi sente; un’altra porta aperta, dove anche lì brucia tutto, ma di cui non conoscete le possibili opzioni di salvezza e dove è possibile che la situazione sia ancora peggiore della stanza che abbandonate. Non vi buttereste dentro quest’ultima?
Certo che sì. Come io che mi butto a pesce in questo ossigeno democratico paradossale che fornisce la Germania, permettendoci di mettere in dubbio, qualsiasi sia la ragione per cui lo facciano, l’operato della BCE ed il suo mandato così come scritto dal Trattato europeo. Chissà mai che con una minuscola probabilità si torni a discutere di ciò nelle triste e spente aule del Parlamento europeo, ridando vita a un dibattito sinora proibito. Cosa che tra l’altro temono anche alcuni tedeschi che difendono l’attuale governance della politica monetaria dell’euro e che temono la riapertura del dibattito, perché sanno bene che una volta che questo parte chissà dove può finire.
In effetti c’è di più. Ricordiamoci, mettiamoci in testa, che difendere questa BCE dell’epoca Draghi, con l’argomento altrettanto paradossale che essa ha avuto successo proprio perché il suo programma di acquisto di titoli dei governi non è mai stato sottoscritto da nessuno tra i Paesi in difficoltà, è difendere questa Europa che sta sbagliando tutte le sue politiche economiche in maniera clamorosa in questi ultimi anni.
L’acquisto di titoli non è avvenuto perché, come ha fatto capire anche Mario Monti che si rifiutò di sottoscrivere l’accordo con la BCE, esso avrebbe comportato altrettanta austerità, non meno, di quella attuale, obbligando gli Stati a restituire con la mano sinistra (politica fiscale restrittiva) quello che gli veniva offerto con la destra (politica monetaria espansiva).
Il calo dello spread sui titoli italiani, quand’anche fosse frutto di un annuncio estivo di Draghi (come più volte detto su questo blog, esso fu ordinato dalla Merkel), non ha avuto impatto alcuno sulle economie dei Paesi in difficoltà perché le banche non vogliono prestare e famiglie ed imprese non vogliono domandare credito in questo clima nero come la pece. Ha ridotto di qualche centinaia di milioni di euro la spesa per interessi del Tesoro, noccioline al confronto di quanto necessario per salvare l’area euro.
Ben altro è necessario per salvare l’euro: un deciso coordinamento espansivo delle politiche fiscali, le più efficaci in questo contesto in cui il settore privato è sparito dall’economia, ed una politica monetaria non fatta di annunci ma di concreta lotta senza quartiere alla disoccupazione visto che l’inflazione non deve preoccupare.
Per ottenere la seconda gamba abbiamo bisogno, lo ripeto, di un cambiamento di mandato della BCE verso la lotta alla disoccupazione, come negli Usa. Per cambiare il mandato abbiamo bisogno di cambiare il Trattato europeo. Per cambiare il Trattato europeo qualcuno deve smuovere le istituzioni politiche e giuridiche europee. Per smuovere queste ultime basterà un giudice a Karlsruhe che ad esse si appelli; per qualsiasi motivo, buono o cattivo che sia.
Ben venga dunque la scelta tedesca di dibattere democraticamente della politica monetaria europea. Perché alla fine dei conti è solo un sano processo democratico che dà senso e forza alla concessione di indipendenza ad una qualsiasi banca centrale.
(17 giugno 2013)
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