Cesare Segre, l’illuminista riservato

Remo Ceserani

Rigore intellettuale, fiducia nella ragione, militanza civile. È questa l’essenza del profilo intellettuale e umano di Cesare Segre, che fu innanzitutto un erede della grande tradizione dell’illuminismo piemontese e lombardo.

, dal manifesto, 18 marzo 2014

Cesare Segre ci ha lasciato in punta di piedi, coe­rente con il suo stile riser­vato e l’abituale discre­zione. Il che non basta a nascon­dere il grande vuoto che lascia die­tro di sé. In que­ste occa­sioni gli amici, i col­le­ghi, gli allievi, gli ammi­ra­tori si met­tono in cer­chio per un ultimo addio e intrec­ciano fra loro ricordi per­so­nali (anch’io ne avrei parec­chi, e molto cari) e rico­no­sci­menti all’importanza dei suoi mol­tis­simi lavori di filo­logo, cri­tico e scrit­tore e all’esempio, anche etico, che ci con­se­gna la sua intensa atti­vità di stu­dioso, pro­fes­sore, uomo che ha fatto coe­ren­te­mente la sua parte nel difen­dere i valori, spesso minac­ciati, della scuola, dell’Università, della nostra società civile.

L’omaggio più con­vin­cente lo abbiamo avuto, fre­sco fre­sco, dal «Meri­diano» a lui dedi­cato, per gene­rosa ini­zia­tiva di Renata Colorni. Il libro, di cui abbiamo par­lato in «Alias» poche set­ti­mane fa, inti­to­lato Opera cri­tica (Mon­da­dori, gen­naio 2014), è stato curato da due suoi allievi, Alberto Conte e Andrea Mira­bile, l’uno filo­logo romanzo, l’altro stu­dioso della let­te­ra­tura; è stato atten­ta­mente pro­get­tato e seguito, nelle scelte e pre­sen­ta­zioni, da Segre stesso ed è uscito pre­ce­duto da un ampio e bel sag­gio intro­dut­tivo di Gian Luigi Bec­ca­ria. Quel libro rap­pre­senta in modo esem­plare la ric­chezza e varietà di inte­ressi di Segre, che non sono mai stati limi­tati al pur impor­tan­tis­simo lavoro del filo­logo (edi­zioni cri­ti­che della Chan­son de Roland e dell’Orlando furioso), ma hanno spa­ziato dalla teo­ria let­te­ra­ria alla lin­gui­stica, dallo stu­dio di parec­chie let­te­ra­ture alla cri­tica anche mili­tante della pro­du­zione let­te­ra­ria con­tem­po­ra­nea, dall’intervento anche pole­mico alla scrit­tura in pro­prio, con opere auto­bio­gra­fi­che come Per curio­sità (Einaudi 1999), repor­tage di viag­gio, e prove nar­ra­tive molto vivaci, rac­colte nel 2010 da Einaudi nel volu­metto Dieci prove di fan­ta­sia.

Il ritratto che esce da quel Meri­diano (e dai tanti altri scritti di Segre) è quello di un erede della grande tra­di­zione dell’illuminismo pie­mon­tese e lom­bardo. Rigore intel­let­tuale, fon­da­zione e soste­gno di nuove disci­pline (la teo­ria let­te­ra­ria, la semio­tica, lo strut­tu­ra­li­smo antro­po­lo­gico), fidu­cia nella ragione, dire­zione di rivi­ste, acca­de­mie e cen­tri di ricerca, forte impe­gno nell’insegnamento, intensa atti­vità edi­to­riale, assi­dua pre­senza sui gior­nali, dal «Giorno», alla «Stampa», al «Cor­riere della Sera», mili­tanza civile (dimo­strata fra l’altro dal «Mani­fe­sto demo­cra­tico» del 1994, pro­mosso insieme a Cor­rado Sta­jano e Raf­faele Fiengo, al tempo della discesa in campo di Berlusconi).

Segre ha inse­gnato per molti anni a Pavia e ha sem­pre vis­suto a Milano, ma ha poi fre­quen­tato, per tenere corsi e con­fe­renze o par­te­ci­pare a con­ve­gni, mezzo mondo, soprat­tutto nel con­ti­nente ame­ri­cano. Il rap­porto Pavia-Milano (ana­logo a quello di altre realtà uni­ver­si­ta­rie ita­liane, come Padova-Venezia o Pisa-Firenze) rap­pre­senta sim­bo­li­ca­mente due momenti e luo­ghi di lavoro: la con­cen­tra­zione sull’insegnamento, nel luogo più appar­tato, e l’immersione nella società com­plessa, che è pro­pria di una città dina­mica come Milano.

Segre ha anche rice­vuto, dall’eredità illu­mi­ni­stica, il gusto della col­la­bo­ra­zione intel­let­tuale e della con­ver­sa­zione con una cer­chia lar­ghis­sima di amici e com­pa­gni d’avventura. Fra que­sti, grandi per­so­naggi del mondo intel­let­tuale euro­peo e ame­ri­cano – Jakob­son, Jauss, Lot­man, Prieto, Rico – e poi gli amici più vicini: Con­tini, Avalle, Isella, Eco, e poi le donne con cui ha intrec­ciato una ami­ci­zia umana e un dia­logo intel­let­tuale: Maria Corti (con­fi­dente e alleata nell’apertura alla semio­tica e nello stu­dio dei metodi della cri­tica), Luciana Ste­ga­gno Pic­chio (guida e com­plice nell’esplorazione a fondo delle let­te­ra­ture ibe­ri­che), Cle­lia Mar­ti­gnoni (com­plice nell’allestimento di un’importante anto­lo­gia per l’insegnamento let­te­ra­rio nelle scuole supe­riori), Maria Luisa Mene­ghelli (la moglie, filo­loga romanza anche lei, che l’ha spinto, insieme con Jauss, a son­dare le poten­zia­lità della «cri­tica della rice­zione», inte­grando il pre­va­lente inte­resse per lo stu­dio incen­trato sul testo). Negli ultimi anni Cesare e Maria Luisa costi­tui­vano una cop­pia inse­pa­ra­bile: li ricordo insieme a Zurigo, a Roma nei saloni dei Lin­cei, a Villa Vigoni sul lago di Como. È sim­bo­lico il fatto che il loro indi­rizzo di posta elet­tro­nica pre­sen­tasse i loro due cognomi accop­piati, senza nep­pure un trat­tino o un pun­tino per separarli.

Di recente, l’amico Darko Suvin, par­lando di Cesare Segre, mi ha rac­con­tato di un viag­gio in mac­china da Milano a Pavia, con Segre al volante, che gui­dava secondo lui in modo spe­ri­co­lato. Fac­cio fatica a imma­gi­narlo, anche se è vero che le per­sone al volante di una mac­china pos­sono tra­sfor­marsi e rive­lare aspetti nasco­sti del pro­prio carat­tere. Pre­fe­ri­sco pen­sare che non tanto di spe­ri­co­la­tezza si trat­tasse, ma di espres­sione di un aspetto del suo carat­te­re­te­nuto di solito sotto con­trollo: la voglia di cono­scere, vivere e sapere (quella che lui ha poi chia­mato «curio­sità»), l’effervescenza intel­let­tuale, il mai del tutto appa­gato desi­de­rio di allar­gare la geo­gra­fia delle sue let­ture, dei suoi viaggi e delle sue esplo­ra­zioni di sem­pre nuove aree dell’attività umana, di nuovi luo­ghi e continenti.

Il vuoto che Segre lascia die­tro di sé è grande per gli amici, gli allievi, per tutta la comu­nità intel­let­tuale non solo ita­liana, ma lo è, in par­ti­co­lare, e dif­fi­ci­lis­simo da col­mare, per la moglie Ma
ria Luisa, alla quale deve andare il nostro pensiero.

(18 marzo 2014)



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