Class action all’italiana, un’arma spuntata
di Luigi De Magistris, da luigidemagistris.it
Poteva essere un’ottima opportunità per tutti i consumatori italiani, invece il rischio è di trovarsi in mano un due di picche.
La Class action, o azione risarcitoria collettiva, entrata in vigore dal 1 gennaio 2010 nell’ordinamento italiano, dovrebbe tutelare gli interessi dei consumatori-utenti danneggiati dalle pratiche scorrette delle grandi aziende tramite cause legali collettive. Insomma l’unione fa la forza. O almeno così dovrebbe essere.
Infatti, quello che i consumatori italiani si ritrovano in mano è un’arma completamente spuntata, che serve piuttosto a tutelare gli interessi delle grandi aziende. Il Governo Berlusconi è riuscito ad annacquare ancora di più il disegno di legge già deboluccio del Governo Prodi.
Quali sono le falle di questa class action all’italiana?
Prima di tutto non è retroattiva: questo si traduce in un bel colpo di spugna sui crack finanziari che hanno "insanguinato" i risparmiatori Parmalat e Cirio nei primi anni del Duemila e quelli colpiti dal tracollo della Lehman Brothers all’origine dell’attuale crisi finanziaria.
Poi le associazioni dei consumatori non avranno la possibilità, come previsto inizialmente, di farsi promotori delle azioni legali, ma solo di ricevere il mandato dai cittadini danneggiati. E qui un altro inghippo: i cittadini danneggiati devono vantare dei "diritti identici", un concetto che rischia di invalidare sul nascere molti procedimenti (si pensi al caso dei danni causati da un prodotto difettoso venduto su larga scala che può provocare agli acquirenti molti danni ma in maniera differente).
Ma non è finita qui: niente azione collettiva contro le società di revisione, amministratori delle società quotate e agenzie di rating. E infine, i risarcimenti milionari delle class action americane rimangono un lontano miraggio. Impossibile in Italia ricevere un risarcimento che vada oltre al danno subito e produrre così un effetto deterrente per le grandi aziende. Quello che negli States si chiama "triple damage", cioè "danno punitivo" non trova spazio nell’ordinamento italiano, dove "punire" i colpevoli e i furbetti del quartierino rimane un tabù.
E se questo non bastasse a tutelare gi interessi dei potenti, ecco che il governo Berlusconi ha provveduto anche a cancellare il cosiddetto "patto in quota lite": ovvero la parcella degli avvocati che seguono la causa potrà essere incassata solo in caso di vittoria, una clausola che non stimolerà di certo la ricerca di battaglie legali ambiziose, come invece avviene negli States, dove molti studi legali hanno tutto l’interesse a sollecitare cause di questo tipo.
A chi serve davvero questa class action? Quali sono i reali interessi che si vogliono tutelare? Di sicuro non quelli dei cittadini e dei piccoli risparmiatori, ancora una volta sacrificati sull’altare del connubio tra Governo e interessi industriali forti.
(19 gennaio 2010)
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