Con Alice Salvatore, per liberare la Liguria dalla politica politicante
Pierfranco Pellizzetti
Dalla parte dei ragazzi Cinquestelle; stavolta e – come si diceva – da compagnon de route. Mimando antichi e ben più drammatici plot: oggi nei panni di Sartre e Merleu-Ponty, per poi rientrare rapidamente a fianco di Camus e Aron.
Perché?
Presto detto: la tigrotta Alice Salvatore sta guidando a muso duro una battaglia sino a ieri impensabile: scardinare la gabbia di mistificazioni che imprigiona la Liguria da decenni, ad opera dello scajolian-burlandismo; l’illusionismo quale regola di governo che ha prosciugato corpo e anima della Liguria. Meccanismo diabolico, alla cui riproduzione lavorano la Crudelia Demon di Spezia (Paita) e il velinaro di Arcore (Toti); di cui fino a ieri era rotellina tra le tante persino il Little Tony di Bogliasco (Pastorino, sindaco in quota burlandiana).
I ragazzini alle armi stanno riuscendo a scardinare i giochi truccati, come dimostra il crescente tremolio delle mani paitiane, la decapitatrice di Cofferati con i voti berlusconiani, e il frenetico arruolamento di killer anti-Salvatore, dichiarati o meno.
Tra i primi spicca una figura locale di un qualche rilievo – il linguista Vittorio Coletti – che nella sua rubrica sulla pagina genovese di Repubblica versa untuosi omaggi vassallatici al Potere (dal magnificare speculazioni immobiliari gabellate per cittadelle della scienza a porcate&colpi bassi contro la Salvatore, accusata di essere una semplice laureata in lingue; quando della sua beneamata Paita si ignora il curriculum; a parte una dichiarata predilezione per le categorie antropologiche di Adriano Celentano: rock vs. slow). Ma se i motivi del Coletti sono intuibili (un posto – magari da assessore – quale chierico di corte), più tortuose sono quelle dell’anti M5S dell’ultima ora Paolo Becchi: forse il bisogno di ramazzare l’estrema stilla di visibilità alla Andy Warhol.
Queste le ragioni per cui un indipendente cronico stavolta si schiera. Cui si accompagna una sorta di paterna tenerezza: la prima volta che incontrai quei ragazzi alla ricerca di dati sugli imbrogli dell’amministrazione, mi sono ritrovato ai tempi remoti della mia militanza giovanile nei partiti che furono. Giovani ansiosi di informazioni, pronti a imparare, diligentemente intenti a prendere appunti.
Un’esperienza quasi commovente per un antico suiveur della politica. Confortante, dopo lo spettacolo indegno dei tanti cinismi carrieristici e accaparrativi, locali e nazionali. La politica politicante dei morti che cercano di afferrare i vivi.
(26 maggio 2015)
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