Con Doria o con gli oligarchi? 4 domande a Paolo Putti, ai Cinquestelle genovesi e a Beppe Grillo

Pierfranco Pellizzetti

1. Unanimi commenti hanno sottolineato il successo del Movimento Cinquestelle alle elezioni amministrative del 6/7 maggio; Genova compresa, dove Paolo Putti ha sfiorato il ballottaggio con Marco Doria. Mentre non sembra essere stato rilevato lo scippo di democrazia comunque consumato a suo danno e della sua lista. Infatti va al secondo turno in sua vece il candidato sindaco Udc Enrico Musso in quanto un consistente numero di schede elettorali, pari a due punti e mezzo dei suffragi, presentavano scelte disgiunte: Pd come lista e Musso sindaco. Niente da dire su questo spostamento di voti estremamente sospetto (i voti erano – come dire – “firmati”, visto che le preferenze di lista espresse sembra proprio ripetessero sempre gli stessi tre nomi)? Va bene così?

2. Una lettura minimamente critica dell’accaduto conferma quanto si sapeva: gli oligarchi che controllano da decenni la città volevano sgambettare Doria, ritenuto disorganico rispetto al sistema trasversale del potere cementato dagli affari (Musso sarebbe un eccellente “sindaco del mattone”). Tanto che ricorrenti boatos parlavano di notabili e boss dello schieramento formalmente con il candidato di centro-sinistra, che si predisponevano a fare coming out pro Musso al secondo turno. L’enorme differenziale tra i due candidati in ballottaggio (Doria al 49, Musso al 15%) rende pressoché impossibile l’operazione. È ragionevole, per chi lotta contro la politica abietta (la vera “antipolitica”), lavarsene le mani sostenendo che tanto gli altri sono tutti uguali?

3. Se – dunque – i regolamenti di conti e le imboscate non potranno avvenire in sede di ballottaggio, è molto plausibile che l’appuntamento sarà procrastinato di qualche giorno; all’avvio del ciclo amministrativo, che vede la presenza di una pattuglia di nuovi eletti di Cinquestelle in consiglio comunale. Nel caso probabile che vengano avviate pesanti azioni di filibustering per sfiancare il sindaco sgradito agli oligarchi e andare rapidamente a nuove elezioni, quale sarà la vostra posizione: difendere il mandato ricevuto dai genovesi di amministrare una città in grave crisi, oppure assecondare lo sfascio all’insegna del tanto peggio, tanto meglio?

4. La vicenda elettorale genovese porta definitivamente alla luce la natura collusiva del potere locale e dell’ansia che lo attanaglia nel difendere i suoi equilibri spartitori (il cemento e i porticcioli a Ponente, le mani sulla salute a Levante); ormai sempre più precari. La città ha detto chiaramente di rifiutarne le logiche e le pratiche con l’altissimo tasso di astensioni (50%), come anche con il voto ai vostri candidati. Cinquestelle non è oggettivamente alleata di chi – seppure in base ad altri ragionamenti e modelli – combatte la Cupola degli oligarchi che tengono in pugno i cittadini, oppure preferisce sedersi lungo le sponde del fiume (Bisagno) in attesa di veder passare qualche cadavere sul filo della corrente? E con esso l’intera città?

(16 maggio 2012)



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