Conflitto d’interessi, lo pagheremo al cinema

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"Non metteremo mai le mani nelle tasche degli italiani", cosi ha più volte giurato e spergiurato il grande illusionista che ricopre l’incarico di presidente del Consiglio. Naturalmente non è vero e a confermarlo è arrivato il decreto milleproroghe, dove nascosto tra un comma e l’altro si scopre che il prezzo del biglietto del cinema aumenterà di un euro.

Perché questo aumento? Il governo si era impegnato a reintegrare i fondi per lo spettacolo e a mantenere le promesse fatte per garantire il tax credit al cinema per almeno due anni, per altro si tratta di un incentivo ampiamento ripagato dai ritorni economici già realizzati. Ricordiamo ancora, in proposito, il commovente, si fa per dire, intervento del ministro Bondi durante una puntata di "Annozero".

Il ministro Tremonti ha mandato a stendere il collega poeta che, per altro, è quasi scomparso, forse non sa nemmeno che è ancora il ministro dei beni culturali, forse sta scrivendo una monumentale agiografia dedicata a "San Silvio martire".

Tutte le parole pronunciate sono finite nel cestino della spazzatura e quella montagna di singhiozzanti balbetti fatti al momento della richiesta di dimissioni di Bondi si sono ridotte ad una misera e insultante proroga semestrale dei provvedimenti fiscali e ad un aumento del costo dei biglietti di un euro.

L’aumento è stato deciso in omaggio a "San conflitto di interessi", meglio far pagare i contribuenti che vanno al cinema piuttosto che introdurre anche in Italia una tassa di scopo a carico dei grandi gruppi telefonici e televisivi che pure fanno man bassa dei prodotti del cinema italiano.

Per non disturbare i televisivi o meglio il televisivo, si è ritenuto di respingere tutti gli emendamenti che chiedevano un prelievo simbolico sui fatturati pubblicitari dei grandi gruppi e si è trasferita la tassa a carico di quelli che ancora vanno al cinema, tassa che sarà più gravosa nei confronti di coloro che hanno di meno e che magari vorrebbero andare al cinema una volta ogni tanto con tutta la famiglia.

E chi se ne frega, avranno pensato i seguaci del Cavaliere, se proprio non vorranno andare più al cinema potranno sempre guardare le nostre tv, così in un colpo solo facciamo i soldi e aumentiamo gli ascolti, anzi magari, tra un film e l’altro, ci piazziamo anche qualche spot pre-elettorale o qualche velina del circo di Lele Mora, rimasta a spasso dopo la chiusura del quartierino gestito e amministrato dall’igienista dentale del padrone.

Per l’ennesima volta la tutela degli interessi di pochi ha avuto la meglio sugli interessi generali. Le mani nelle tasche saranno messe ancora, ma che importa, tanto quasi tutte le tv, contente del risparmio, daranno una mano nel nascondere la notizia e così "San conflitto d’interessi” se la potrà ridere ancora una volta, perchè i danni e le beffe saranno a carico degli altri, come sempre.

Nel frattempo il cinema, il teatro, la musica, la danza, i musei, le fondazioni continueranno ad aspettare, vedranno poco o nulla, e, quando qualche monumento crollerà, o qualche biblioteca chiuderà, dovremo pure sorbirci in diretta i pianti e il dolore di Bondi che si dichiarerà costernato per il fato avverso ed il destino cinico e baro.

Qualche settimana fa il Parlamento, a maggioranza, ha respinto la mozione di sfiducia nei confronti del ministro, se Bondi avesse solo un minimo di senso delle dignità istituzionale, oggi, in presenza di questi provvedimenti, dovrebbe rassegnare spontaneamente le sue dimissioni.

Non sappiamo se sia stato uno dei responsabili dei crolli di Pompei, sicuramente sappiamo che da oggi sarà il
responsabile diretto dei crolli prossimi venturi, e non solo di quelli materiali.

Giuseppe Giulietti

(18 febbraio 2011)

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