Congresso Idv, il testo della mozione di Pancho Pardi

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In nome della trasparenza pubblico qui di seguito la mozione che ho presentato al congresso dell’Italia dei Valori e che è stata votata a grande maggioranza.

La situazione italiana è sempre più allarmante. Il centrodestra scardina l’equilibrio tra i poteri costituzionali e punta a realizzare una repubblica presidenziale nelle mani di un uomo solo. Tutto è finalizzato a questo scopo. Politica estera e interna, gestione della crisi economica, progetti di riforme istituzionali, tutto è distorto dalla propaganda di regime e indirizzato verso la vanificazione della democrazia parlamentare..
L’opposizione nelle assemblee elettive è di fatto ridotta all’impotenza. Il suo partito più grande è in grave difficoltà e sembra incapace di preparare e guidare la riscossa.

In questo momento così arduo Idv deve assumersi maggiori responsabilità. Sono milioni i cittadini di centrosinistra che non hanno più fiducia nella rappresentanza politica. Ma molti di essi hanno preso più volte iniziative spontanee e di massa che testimoniano la continuità del protagonismo civile. IdV ha il compito principale di parlare loro, ascoltare le loro opinioni, avanzare proposte per la risoluzione positiva dei loro problemi più gravi, convincerli a ritornare attivi anche col voto, costruire le basi di una nuova vittoria elettorale e così attuare nel modo più incisivo i principi costituzionali di uguaglianza e libertà.

E’ un dovere per il partito ma prima ancora una necessità per il paese: ricostruire un’idea progressiva di società, riaffermare il primato dell’interesse pubblico sugli interessi privati, assicurare la salvaguardia dei beni comuni, dare a ogni individuo pari opportunità nella competizione sociale, garantire a tutti il reale diritto alla conoscenza.

Il primo congresso del partito può e deve essere l’occasione per compiere un deciso salto di qualità. Prima di tutto dobbiamo dire con massima chiarezza che cosa si dovrà fare subito appena il centrosinistra sarà in grado di governare. E’ presto detto. Abrogare tutte le leggi ad personam, nessuna esclusa. Stabilire l’ineleggibilità e l’incompatibilità con ruoli di governo per i possessori di mezzi di comunicazione. Promuovere una legge organica sul conflitto d’interessi: chiunque svolga ruoli d’interesse pubblico deve essere messo nella condizione di non poter favorire i propri interessi privati e di non essere favorito dalle proprie attività private. Sciogliere il nesso Rai-Mediaset.
Rendere indipendente la Rai dalla politica e introdurre un sistema che assicuri condizioni di parità tra tutti i potenziali competitori nelle reti private. Fin qui il semplice restauro della normalità istituzionale.

Ma la politica in Italia è malata in profondità. La classe dirigente è sempre più percepita come minoranza organizzata per la propria riproduzione. E la legge elettorale ha rafforzato la convinzione. Dunque va cambiata la legge elettorale: i cittadini devono avere il diritto di scegliere la propria rappresentanza. Va imposta la più chiara pubblicità e trasparenza dei bilanci di partito. E anche i rapporti tra partiti e banche devono esservi assoggettati.

Misure per evitare che la politica diventi il meno rischioso e il più conveniente dei mestieri.
Limitare a due i mandati nella stessa assemblea elettiva. Ridurre gli emolumenti degli eletti a tutti i livelli uniformandoli alle medie europee. Rendere impossibile qualsiasi cumulo di cariche elettive (Brunetta e tutti gli altri scelgano: ministro e parlamentare o sindaco). Ridurre i privilegi degli eletti, facendoli cessare senza deroghe alla fine del mandato. Stabilire l’incompatibilità tra mandato elettivo e qualsiasi carica in aziende e attività di rilievo pubblico. Impossibilità di assumere per almeno cinque anni dalla fine del mandato elettivo cariche in aziende di rilievo pubblico.

Da parte loro i cittadini devono essere messi in grado di esercitare un controllo attivo sull’intreccio tra politica, amministrazione e affari, e sulla miscela tra economia legale e illegale. Dunque, trasparenza dei consigli di amministrazione, con i membri sottoposti a preciso sistema di incompatibilità. Scioglimento effettivo degli enti inutili. Impossibilità di formare agenzie (Spa) che svolgano attività di dovere degli enti pubblici. Limitare al massimo le consulenze: attribuzione mediante concorso pubblico; vaglio delle incompatibilità da parte di soggetto terzo; esclusione di tutte le consulenze su materie già di competenza dell’ente pubblico. Impossibilità di appalti senza gara pubblica. Attribuzione degli appalti nella massima trasparenza. Rendere fiscalmente sconvenienti gli incastri a scatole cinesi delle società per azioni. Formalizzare il diritto di conoscenza e indagine da parte di comitati di cittadini sulle attività di rilievo pubblico.Ampliamento dell’azione del difensore civico. Su tutto deve valere il principio: quanto più procede la privatizzazione –in particolare dei servizi- il pubblico non deve mescolarsi col privato in gestioni opache ma deve al contrario rafforzare la sua effettiva capacità di controllo e indirizzo.

Ma per passare dall’opposizione a incisiva alternativa di governo, il partito deve acquisire le molte competenze necessarie per affrontare con esiti efficaci la crisi economica. La gestione neoliberista dell’economia consiste soprattutto nel trasferimento di risorse pubbliche in tasche private. Le differenze sociali divengono più drammatiche e il mercato del lavoro è sempre più sotto il segno della precarietà. I redditi bassi compromettono la riproduzione fisiologica delle famiglie. Senza averne piena consapevolezza l’Italia è preda di una reale crisi demografica, di cui l’immigrazione è solo l’aspetto più appariscente. Qui è necessario contrastare l’incipiente leghismo di alcune amministrazioni di centrosinistra, reazionario nella negazione dei diritti, cieco di fronte al bisogno che il paese ha degli immigrati. Basta immaginare che cosa accadrebbe se tutti scomparissero di colpo. Le imprese lo sanno ma preferiscono usare le braccia piuttosto che riconoscere gli uomini.

Nella crisi complessiva le difficoltà individuali annebbiano il senso dell’interesse generale e rendono indifferenti alla crescente dissipazione dell’ambiente e alla gestione dissennata del territorio. Ambiente avvelenato, territorio degradato sono sempre più il contesto prevalente della nostra vita, con rischi e costi crescenti per la salute pubblica. L’economia antieconomica può essere contrastata da una nuova alleanza tra istruzione, formazione, ricerca scientifica, razionalità urbanistica, cura ambientale. L’Italia è piena di case da ceto medio vuote mentre mancano le case popolari per i molti che ne hanno bisogno. Eppure oggi è possibile costruire case a basso costo, a bassa dispersione termica, con materiali riciclabili e facili da smaltire se ne venisse meno la necessità. L’Italia rigurgita di rifiuti, discariche e inceneritori mentre si potrebbe organizzare -con profitti economici, privati e pubblici, non trascurabili- la raccolta differenziata totale e il riciclo integrale dei rifiuti. Come le società europee più previdenti dobbiamo fronteggiare la crisi con il massimo impegno su formazione, ricerca, energie rinnovabili.

Il partito attuale è impari al compito. Nuova politica economica, capace di produrre sviluppo sostenibile, equità e progressività dell’imposiz
ione fiscale, impulsi dinamici al lavoro e alle imprese, scelte strategiche a favore di istruzione, ricerca, energie rinnovabili, possono risultare convincenti solo su proposta di un partito rinnovato da persone competenti, capace di interloquire con la cultura e soprattutto in grado di dare attuazione vigorosa all’articolo 49 della Costituzione: “Tutti i cittadini hanno il diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”.

I milioni di cittadini che hanno rinunciato a votare non sono tutti pigri o rinunciatari. Sono spesso cittadini esigenti, attivi nel protagonismo civile ma profondamente delusi dai partiti. Solo con una comune pratica del metodo democratico sarà possibile interessarli di nuovo alla necessità della loro rappresentanza politica. Non dobbiamo farli aderire passivamente a un simbolo, vogliamo invece persuaderli ad assumere un ruolo partecipe e attivo. La nuova Idv esisterà solo quando avrà persuaso la vasta platea -che ora si limita a concederle il voto o il consenso occasionale e temporaneo- a dare il proprio consapevole contributo. Fondamentale -lo si è già visto, ultima volta nel caso Englaro- nel momento in cui è necessario garantire la laicità dello stato.

Per raggiungere questa meta il partito deve saper ripensare sé stesso, saper dare l’esempio. Gli esponenti di IdV in assemblee elettive e strutture amministrative non possono avere a qualsiasi titolo conflitti d’interesse. Devono evitare casi di incompatibilità tra ruolo privato e carica pubblica.

Non devono accumulare doppi incarichi. Gli organi di garanzia del partito non possono essere nominati dai vertici politici e devono essere attribuiti a persone di provata indipendenza. Il partito deve garantire la più trasparente anagrafe degli eletti: gli elettori devono sapere con quali mezzi gli eletti entrano ed escono dalla politica. Il partito si impegna a rispettare la parità di genere e a fissare per i propri eletti il limite di due legislature (e a concedere deroghe solo per motivi del tutto eccezionali).

La possibilità di ascesa nella struttura del partito deve essere basata esclusivamente sul merito el’impegno, e ciò deve essere sottoposto alla verifica del voto degli iscritti. I dirigenti locali dovrebbero avere meno preoccupazioni gerarchiche (espulsioni e commissariamenti) e più attitudine a suscitare e mettere a frutto la buona volontà dei militanti. Il partito deve favorire la formazione di circoli aperti: luoghi di incontro e colloquio tra il partito e la cittadinanza attiva, liberi di promuovere iniziative autonome. In particolare il partito deve collaborare con i numerosi comitati attivi in materia di salvaguardia ambientale e paesistica. Il partito deve impedire la pratica del familismo: chi è parente o convivente degli eletti è la persona meno adatta ad assumere il ruolo di candidato a cariche elettive. Deve essere chiaro: il milione di cittadini in piazza il dicembre a San Giovanni non voterebbe mai un partito indulgente verso il familismo.

Nel momento in cui la lotta contro Berlusconi si fa decisiva e si mette sotto accusa l’uso spregiudicato del potere carismatico, proprio per marcare l’importanza della coralità democratica è auspicabile un esplicito passo verso il futuro con la rinuncia al nome del leader nel simbolo e con la votazione di un nuovo organo dirigente collegiale, più ampio del consiglio di presidenza e molto più ristretto dell’esecutivo nazionale. Un organo capace di imprimere al partito coesione ed energia nella realizzazione del nuovo disegno.

Pancho Pardi

(11 febbraio 2010)



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