Contro il disincanto
Lidia Ravera
Domenica sera è stato bellissimo. Ero alla libreria Bibli a Roma, c’era un sacco di gente. Gente attenta. Belle facce. Giovanni Bachelet mi interrogava, ma io avevo studiato, quindi niente panico.
Il titolo dell’incontro era uno dei miei due slogan elettorali. “Contro il disincanto. Riprendiamoci la politica”. Di questo abbiamo parlato. Della possibilità, per i cittadini, di prendersi la responsabilità “personale” del fare. Dentro le istituzioni, nei palazzi dove si legifera, dove si decide.
C’era un silenzio teso. Siamo tutti sotto schiaffo. Ogni giorno aggiunge rabbia, impotenza, indignazione. Ho sentito, improvvisamente, mentre parlavo, la forza di una comunità. Mettersi insieme per migliorare. Mi sono sentita, per un attimo, bene come non mi sentivo da tempo.
Ho parlato di quello che vorrei fare e di quello che, l’ho letto in 23 pagine con la copertina gialla, vorrebbe fare Emma Bonino. Trasparenza, partecipazione. Il cittadino deve sapere. Dove vanno i soldi, che attività sono finanziate con le tasse, quali sono i dati sull’inquinamento, i bilanci, le gare d’appalto, i rimborsi spese, i contratti, gli appalti, le liste d’attesa degli asili. Deve avere accesso all’anagrafe degli eletti, ai curricula degli eletti, dei nominati… il cittadino deve essere messo in grado di controllare.
E poi di esprimere i suoi giudizi. Il cittadino deve partecipare: l’audit civico, possibilità d valutare, come viene trattato, nella sanità, nell’istruzione, nei servizi. Deve poter verificare chi lo rappresenta, come lavora… mentre lo dicevo, mi sembrava possibile. Poi Giovanni Bachelet mi ha chiesto: ma pensi davvero che potete farcela. Tu, Emma. Anche se sei eletta, anche se prendi un sacco di voti? Non pensi che sarai schiacciata? E’ possibile. Sono abbastanza anomala. Mi si vede. Mi si può decapitare con un colpo solo. Ma credo che valga la pena di tentare. E credo che ci siano, anche nel parlamento regionale, anche nella base e fra i quadri intermedi dei partiti, un certo numero di “mele sane” con cui fare rete, per buttar fuori dal cesto, le mele marce.
(9 marzo 2010)
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