Copygate e Rubygate: il Barone rampante e il Cavaliere inesistente

Michele Martelli



In Germania il Copygate, lo scandalo di una tesi universitaria di dottorato scopiazzata, e, sembra, fatta scrivere a pagamento da un ghostwriter, ha provocato le dimissioni, dal governo e dal Parlamento, del ministro della Difesa, il giovane e promettente barone rampante di destra Karl-Theodor zu Guttenberg, col blasone nobiliare aggiuntivo di essere il marito di una discendente di Otto von Bismarck. Ha perfino rinunciato al suo titolo di “dottore”. Poteva competere con la Merkel per il premierato alle prossime elezioni, ha deciso invece di abbandonare la politica e di mettersi a disposizione della magistratura. Cittadino tra i cittadini. Penalmente e civilmente responsabile di fronte alla legge uguale per tutti. Questo accade in Germania.

In Italia il Rubygate, lo scandalo per cui il primo ministro è indagato per concussione e favoreggiamento di prostituzione minorile, ha provocato non le dimissioni dell’indagato, ma l’inverecondia di un più violento attacco all’autonomia della magistratura da parte dell’indagato, del suo governo e della sua maggioranza parlamentare. Con la minacciata messa in atto di progetti legislativi (riforma della Consulta, processo breve, intercettazioni, ddl Calabrò, ecc.), che farebbero a pezzi la Costituzione e i diritti civili. Così il premier si difende dai 4 processi in corso contro di lui (il Rubygate è l’ultimo). Penalmente e civilmente irresponsabile di fronte alla legge. Che è uguale per tutti, eccetto il signor B. e la sua cricca, che sono più uguali degli altri. Questo accade in Italia.

Germania e Italia. Il Barone zu Guttenberg e il Cavaliere von Escort. Il primo alla fine scompare, come Cosimo, il Barone rampante di Italo Calvino. Il secondo, in attesa di dissolversi, come Agilulfo, il Cavaliere inesistente calviniano, invece resiste, sempre più trasformandosi da Cavaliere inesistente (a proposito, dov’è il cavallo del Signor “bacio-le-mani”: forse tra quelli dell’“eroe” stalliere Mangano, o tra i 50 bianchi destrieri dell’amico Gheddafi?) in Caimano esistente, famelico e insaziabile (ah, la genialità di Nanni Moretti!).

Germania e Italia. Etica e politica. Il Copygate: per un berlusconide, quasi un nonnulla. Eppure, non c’è dubbio, il tedesco Barone rampante ha ingannato e violato la legge e l’istituzione accademica; una laurea con una tesi copiata è una truffa; e un truffatore non può fare né il “dottore” né il ministro. L’etica privata è inscindibile dall’etica pubblica. Chi ha violato la legge in qualità di privato può ancora violarla in qualità di deputato e ministro. È inaffidabile. Non così in Italia. Dove parlamentari in odore di mafia condannati in via definitiva (l’“amico degli amici” Marcello Dell’Utri, ideatore e fondatore di Forza Italia), colpiti da mandati di cattura (Nicola Cosentino boss campano del Pdl) o da indagini giudiziarie di vario tipo, siedono indisturbati in Parlamento. E approvano a colpi di maggioranze bulgare leggi ad personam, per sottrarre pregiudizialmente Berlusconi, innocente a priori, ai suoi processi civili e penali.

Se in Germania la politica non può violare l’etica, in Italia la casta governativa e il suo capo, benedetta da Bertone e Bagnasco, non solo può farlo, ma può farlo e lo fa quotidianamente alla luce del sole. Vantandosene. Perché quisquiglie. Chi si ostina a insistere sulla loro importanza, rischia di fare “la figura del fesso”. O di essere insultato e svilito. Come le centinaia di migliaia di cittadine/e di “Se non ora, quando?” (“poche radical chic”, per la pretenziosa ministra Gelmini, o “faziose comuniste”, per il premier escortista).

Ora, la politica è sì separata dall’etica. Ma nelle dittature, dove il potere è autoreferenziale, mera proprietà di chi comanda. Non nelle democrazie, dove il potere è, dovrebbe essere al servizio del bene comune. Ministro dello Stato significa infatti servitore, non padrone dello Stato. Un altro Barone, ma non un rampante, uomo ricco sì, ma non Cavaliere, quindi senza “eroici” amici insulari e bianchi destrieri nordafricani, ossia il filosofo illuminista francese Paul Henri Thiry d’Holbach (o von Holbach, per le sue origini tedesche), ha scritto un’opera che merita qui di essere citata, Ethocrazia, o il governo fondato sulla morale (1776, disponibile anche in traduzione italiana).

Come dice il titolo (ethos = costume, da cui etica, e kratos = forza, dominio, potere), si tratta di «un progetto di unione fra la Morale e la Politique, l’idea di una legislazione conforme alla virtù che possa essere in pari tempo vantaggiosa per i Sovrani, per i sudditi, per le nazioni, per le famiglie e per ogni cittadino». Ovvero di un progetto di monarchia costituzionale capace di riscuotere il pieno, libero e volontario consenso dei sudditi. Dove il potere è esercitato in base ad un sistema di «leggi morali» (libertà, sicurezza, legalità, anticorruzione, scuola pubblica, educazione alla ragione e allo spirito critico, lotta alla povertà, riduzione della sproporzione delle ricchezze, tassazione del lusso e dello spreco, ecc.), al tempo stesso eticamente vincolanti e giuridicamente sanzionatorie. Tradotto nel linguaggio etico-politico delle democrazie occidentali odierne, una Costituzione politica fondata sul rispetto della legalità e sul principio dell’autonomia, libertà e dignità umana.

La concezione e la pratica del potere da parte di Berlusconi è tutt’altro. È preilluminista, premoderna. Vorrebbe ricacciare l’Italia indietro di tre secoli. Per l’appoggio, tacito o aperto, delle gerarchie cattoliche, presenta tratti di oscurantismo controriformistico, come prova, tra l’altro, l’attacco alla scuola pubblica. Non a caso d’Holbach fu condannato dall’Inquisizione all’Indice dei libri proibiti. Al contrario, il premier del bunga può dirsi l’“Unto del Signore”.

(4 marzo 2011)

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