Crisi, quando la Borsa va in zona Eltsin

Massimo Mucchetti

, dal Corriere della Sera, 18 settembre 2011

L’indice Ftse Mib, che raggruppa i principali titoli della Borsa di Milano, è precipitato a un terzo deìlivelli del luglio 2007, quando iniziò la crisi dei subprime. Parigi è la metà. Francoforte è sotto del 32%, Londra del 20%. La crisi delle banche alimenta i ribassi laddove scema la fiducia sui titoli di Stato. In questi Paesi è in corso un travaso di ricchezza reale. Il fenomeno merita un pensiero nel momento in cui si invita la mano pubblica a vendere subito i pacchetti Eni, Enel, Finmeccanica, Tema e le ex municipalizzate, da A2A in giù.

Da tempo la Borsa non serve a finanziare le imprese. Lo rivelano i flussi finanziari in entrata e in uscita dalle società quotate.
Anzi, al dunque, tocca agli Stati evitare il fallimento dell’industria, finanziaria dove tuttora, dopo tante chiacchiere sedicenti riformiste, allignano signori capaci di buchi da 2 miliardi di dollari sui derivati in banche, come l’Ubs, salvate dal governo. Privatizzare significa trasferire ricchezze reali. Si può fare, talvolta si deve. Ma regalare è un peccato. E poi, a chi? Ricordiamoci la Russia. Boris Eltsin trasformò i ministeri, uno per ogni settore dell’economia, in società di capitali e ne distribuì le azioni al popolo. Democrazia? Non scherziamo. Fu la rapina del secolo in forma di leveraged buy out, l’acquisto a debito di una società. I dirigenti dei ministeri e i loro amici si fecero prestare un po’ di soldi da banche e multinazionali occidentali per rastrellare le azioni a prezzo vile. Le enormi ricchezze reali intestate alle società privatizzate – petrolio, miniere, acciaierie, quasi tutto insomma – passarono di mano. Rimborsati il monito i partner occidentali, gli apparatnicki Russia si fecero oligarchi.

Quando Intesa quota un quinto dei suoi massimi recenti, Unicredit un decimo, Generali un terzo, possiamo ancora dire che la finanza rappresenta la realtà? Falliva i prezzi nel 2007 per troppo ottimismo, li fallisce oggi per il motivo opposto, ma in entrambi i casi funziona per separare i soldi dagli sciocchi. E per concentrarli in mani al momento invisibili. Chi sta comprando? L’inoffensivo fondo pensioni delle vedove scozzesi o altri soggetti? Certo è che siamo in zona Eltsin. E allora, se si deve sostenere il bilancio dello Stato, e si deve, sarebbe bene osservare due regole: a) prima di decidere, fare i conti tra quanto il Tesoro risparmierebbe sugli interessi del debito pubblico che cancella con i proventi di queste vendite e quanto incassa con i dividendi; b) imparare da Mediobanca che adesso non vende, ma cerca di migliorare le società partecipate in attesa del sereno. Con la Cassa depositi e prestiti, lo Stato può aiutare le ex municipalizzate dell’energia e le concessionarie autostradali del Nord a raggrupparsi in due poli così da eliminare le ingerenze comunali; può riorganizzare le ferrovie nelle aree metropolitane; può fare tanto ma soprattutto può costruire assetti proprietari che evitino alle ultime società pubbliche di finire a capitalisti senza capitali – oligarchi in sedicesimo – che ne fermino lo sviluppo per anni com’è accaduto in Telecom Italia.

(18 settembre 2011)

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