Da Calearo a Bombassei: padroni che vanno, padroni che vengono

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L’ex presidente della Federmeccanica ed ex capolista del Pd nel Veneto, Massimo Calearo, è passato armi e bagagli a sostenere il governo. La cosa non ci stupisce, in fondo è un ritorno a casa, visto che sui contratti, sul lavoro, sullo stato sociale Calearo ha sempre condiviso le idee di Berlusconi e, quando l’ha criticato, era perché non lo considerava sufficientemente feroce.
Quello di Calearo è solo uno dei giri di valzer in atto nel mondo dell’economia e degli imprenditori, gli altri ruotano attorno alle scelte di Sergio Marchionne.

Come si sa pochi giorni fa l’amministratore delegato della Fiat ha convocato a New York la presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia, comunicandole che Mirafiori e altri stabilimenti Fiat usciranno dalla Confindustria. Invece che indignarsi, la presidente degli industriali ha accettato il diktat salvo poi dichiarare che non era vero che Marchionne l’aveva licenziata. La verità, nel paese del conflitto degli interessi, è molto più semplice. Mirafiori esce dalla Confindustria ma il vicepresidente dell’associazione, Alberto Bombassei, entra nel consiglio d’amministrazione di Fiat Industrial, la società dei camion e dei trattori che verrà a gennaio scorporata da Fiat Crysler.

Il fatto si commenta da solo, se fossi un medio industriale mi indignerei per questa gestione dell’associazione, dove alcuni possono entrare ed uscire come e quando vogliono, mentre nei consigli d’amministrazione ci si ritrova tutti uniti.

Alla fine tutto si tiene. Nel cda della nuova Fiat che fa uscire Mirafiori dalla Confindustria ci sarà la vicepresidenza della Confindustria, assieme al mondo delle banche e della finanza globalizzata e, naturalmente, alla famiglia Elkann-Agnelli. Sarà una convergenza padronale bipartisan quella che approverà la decisione di far uscire Mirafiori dall’associazione delle imprese. E questa decisione verrà assunta unicamente per una ragione: per non applicare più il contratto nazionale e per impedire alla Fiom di partecipare alle elezioni delle rappresentanze sindacali, cosa che avvenne solo durante il ventennio fascista.

Questo atto di moderno fascismo aziendale viene presentato come frutto dell’innovazione e delle leggi di mercato e se guardiamo alla composizione dei consigli d’amministrazione comprendiamo da dove viene il vasto consenso di cui gode Sergio Marchionne.
Ci sono padroni che vanno, ci son padroni che vengono, e tutto con un solo scopo: la difesa dei più ottusi interessi della casta economico-manageriale che ci ha portato alla crisi e che pensa solo a salvare se stessa.

Giorgio Cremaschi

(17 dicembre 2010)

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