Da Tor Sapienza a Mafia Capitale. Questa è guerra ai poveri
Antonello Mangano
Ci hanno raccontato una Roma virtuale. Volevano dare voce alla “rabbia della gente”, hanno solo mascherato un grande inganno. I media hanno confuso la “guerra tra poveri” con la “guerra ai poveri”. Quella fatta da palazzinari, mafiosi, trafficanti, politici e boss delle cooperative.
, da terrelibere.org
Roma – Supero una stradina con alberi e villette e appare il mostro. Un enorme alveare di cemento, vecchie utopie di architetti rapidamente trasformate in incubo urbano. Nel cuore di Tor Sapienza c’è un edificio senza senso, scientificamente capace di produrre disagio e degrado.
Ma l’esplosione militare di rabbia contro il centro di accoglienza ha prodotto un solo risultato. Allontanare minori non accompagnati, spostati da una periferia all’altra come pacchi postali. Solo l’ipotesi del loro arrivo ha generato proteste. E luoghi comuni. «La guerra tra poveri», «non si aggiunge degrado al degrado». Le nostre banlieu.
Come se un ragazzo arabo senza genitori fosse degrado. Come se la sua assenza possa risolvere uno solo dei problemi presenti. Anche perché il problema è proprio un altro. Si chiama sistema politico-mafioso.
Abbiamo quindi visto in rapida successione:
Non c’è stata una sola trasmissione tv capace di osservare che i problemi delle periferie hanno la stessa matrice degli altri. Le pizzerie della camorra e i locali della ‘ndrangheta sono in pieno centro, ma sono perfettamente collegate – grazie ai boss – alle piazze di spaccio in periferia e al fiume di droga che invade la città.
Invece tutto quello che abbiamo visto è stato oscenamente sintetizzato nell’espressione “guerra tra poveri”. È chiaro invece che abbiamo di fronte una guerra ai poveri. Non per caso gli uomini delle cooperative rosse, nella loro espressione di governo, sono in prima linea per cancellare diritti acquisiti da più generazioni. Non per caso la contrapposizione tra italiani e migranti è alimentata per nascondere quella vera.
Il nemico non è il profugo ma il palazzinaro che ha costruito l’alveare di Tor Sapienza; il trafficante che inonda la città di stupefacenti; il politico che trasforma i servizi pubblici in centri affaristici; i boss delle cooperative che generano profitti e alimentano le tre miserie; quelli che riescono persino a rubare ai rom.
Nel frattempo i profughi vagano ancora: nessuno li vuole come vicini di casa. Anche se non hanno fatto nulla. Se fosse una sceneggiatura sarebbe di quelle che ti tengono senza fiato. Sono stati grandi. Grazie anche ai media decerebrati. Ci hanno convinti che il nemico sono i ragazzini egiziani. E se non ci fossero stati i giudici venuti da Palermo, sarebbe finita così.
(4 dicembre 2014)
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