Dal 12 marzo al 6 maggio: moltiplichiamo le piazze per difendere la Costituzione

MicroMega

Le piazze della Costituzione, per usare la felice espressione scelta da MicroMega, si sono riempite e hanno mandato a dire al grande molestatore che, se e quando, tenterà davvero di strapparne alcune pagine dovrà vedersela anche con milioni di donne e di uomini che non hanno intenzione di mollare la presa e che stringeranno le loro mani attorno a quel testo.

Per questo sarà bene non sciogliere il Comitato per la difesa della Costituzione, che potrà tornare utile in molte altre occasioni e ancora di più se si dovesse mai tenere un referendum confermativo sulla controriforma della giustizia, questa invece è davvero una norma tombale, nel senso che vorrebbe tombare e mettere dentro una bara l’autonomia della giustizia rispetto ai voleri della politica e delle maggioranze di turno, qualunque esse siano e saranno.

Non a caso, qualche ora dopo la conclusione della giornata della Costituzione, gli squadristi politici e mediatici della destra berlusconiana hanno preso a bersagliare il giudice Ingroia, reo di aver espresso dal palco di Roma il suo amore per la legalità repubblicana e la sua fede nel principio di uguaglianza tra tutti i cittadini. Forse questo riferimento alla uguaglianza ha fatto saltare la mosca al naso ai vari Cicchito e Gasparri.

Viviamo in un paese davvero strano, dove molti si scandalizzano per le parole di un magistrato che contrasta le mafie, invece considerano normale che un imputato incida una video cassetta contro i suoi giudici e che le tv accettino di mandarla in onda, anzi le tv di sua proprietà, diretta o indiretta, non abbiano neppure concesso il diritto di replica nè a Ingroia, nè alla associazione magistrati.

Per altro siamo lo stesso paese dove alcuni giudici della Corte costituzionale hanno ritenuto cosa normale ritrovarsi a cena con il presidente imputato e per di più alla vigilia di delicati questioni che lo riguardavano. Eppure si discute di Ingroia, ci si interroga sulla opportunità, si prendono le distanze, vero festival della ipocrisia, dell’opportunismo, della doppia morale e della doppia verità.

Proprio per questo sarà bene raddoppiare gli sforzi e non svuotare le piazze. Quella del 12 marzo è stata solo una tappa di un lungo viaggio, cominciato con le generose manifestazioni promosse da questa rivista, dai Viola, da Valigia blu, da Libertà e Giustizia, da alcuni sindacati, da tante associazioni. Ora ci saranno altre tappe: il 19 marzo a Potenza Don Ciotti e Libera si ritroveranno per la tradizionale giornata della memoria dedicata a chi contrasta le mafie, il 26 ci sarà la giornata dell’acqua pubblica, poi lo sciopero del mondo della cultura e dello spettacolo, ed ancora la grande manifestazione per la difesa della scuola pubblica, e poi il 25 aprile, il primo maggio, lo sciopero generale della Cgil.

Dovremo raddoppiare gli sforzi anche contro la truffa referendaria, il tentativo di sdoppiare gli appuntamenti elettorali, amministrative e referendum, con il dichiarato obiettivo di oscurare i quesiti, di far fallire il quorum, di non correre rischi sul legittimo impedimento, ma anche sull’acqua e sul nucleare. Questa scelta truffaldina, per altro, costerà quasi 400 milioni di euro allo stato cioè ai cittadini che dovranno così pagare una tassa di scopo all’interesse di Berlusconi, o meglio al suo conflitto di interessi.

Perché non lanciamo un appello per chiedere non solo "l’election day", ma anche di utilizzare quei soldi risparmiati per reintegrare i fondi destinati alla scuola pubblica e al fondo per lo spettacolo? Se non ci sono i soldi per queste attività perché buttarne altri solo per un losco calcolo di parte? Siamo sicuri che questa proposta semplice, lineare, davvero a costo zero, potrebbe trovare la condivisione non solo in sede politica, ma anche tra tutte le associazioni della scuola, del cinema, del teatro, della musica, della cultura, perché non provarci?

Articolo 21 partirà con una sua raccolta di firme, ma siamo sicuri che anche questo potrà diventare un impegno comune e, quanto meno, saranno costretti a rivelare in modo inequivocabile le ragioni per le quali hanno deciso di oscurare i referendum e di ammazzare tanta parte delle imprese italiane del settore della cultura e dello spettacolo.

Per realizzare l’antico e sempre attuale piano della loggia P2 contano anche sulla nostra stanchezza e sulla indifferenza dei molti, per questo sarà necessario continuare a riempire le piazze e non delegare ad alcuno il compito di difendere la Costituzione, perché come ha detto il presidente della Corte costituzionale, professor De Siervo, spetta ad ogni cittadino il compito di difendere il testo supremo.

Le donne e gli uomini che si sono riuniti nelle piazze italiane con la Costituzione in mano hanno adempiuto ad un loro dovere e, se necessario, lo faranno ancora, e con raddoppiata determinazione.

Giuseppe Giulietti

(14 marzo 2011)

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