Dal liceo Machiavelli il messaggio “A coloro che verranno”

Anna Maria Bruni

Dopo due giorni di mobilitazione generale degli studenti medi e universitari, cominciano i presìdi dei licei sotto Montecitorio. Oggi è la volta del Machiavelli, con più di 150 studenti in piazza e una ventina di professori. Lezioni, poesie, musica. Molto di quello che verrà tagliato con la riforma



“…così il tempo passò che sulla terra m’era stato dato”. Una studentessa legge Brecht a più di centocinquanta compagni e compagne di scuola, assiepati gambe incrociate sul selciato di Piazza Montecitorio. E’ la prima di cinque che leggeranno poesie ai loro compagni di scuola. La vista è sorprendente. Da soli quasi riempiono la piazza, insieme a una ventina di loro professori e a un’altra cinquantina di passanti inchiodati dalla bella iniziativa del Liceo Machiavelli di Roma, tre rami di corso e tre istituti, di cui uno, il Gaio Lucilio a San Lorenzo, “assente giustificato” perché in occupazione.

Nell’aria si respira una grande complicità fra docenti e ragazzi, frutto di lunghe discussioni, raccontano a MicroMega alcune professoresse, nelle quali “i ragazzi ci hanno esplicitamente chiesto di essere insieme in questa battaglia”, e di spalleggiarsi su problemi e obiettivi specifici. Un dialogo nato dalle assemblee del neonato coordinamento delle secondarie, di cui questo sito ha già dato conto in precedenza, e che ha cominciato a fruttificare producendo iniziative come questa.

“I sofisti primi ad essere pagati, noi gli ultimi”, si legge su uno striscione appeso dai docenti alla ringhiera che delimita il passaggio verso il Parlamento, mentre un cartello alla sua sinistra funge da copertina del libro “Guida all’ignoranza”, autore Maria Stella Gelmini, Berlusconi editore.

Il freddo arrivato anche a bassa quota taglia le facce, ma è arginato dal calore prodotto da questo essere insieme, e dall’energia dell’intelligenza quando è collettiva. Il professore di musica dirige qui tutte le ore già tagliate a scuola, pagate ancor di più forse dalle prime classi, che quest’anno non si sono trovate neanche un’ora di musica. E sono loro le più scatenate nel coro onomatopeico di risposta alla canzonetta “Lasciatemi divertire”, di Aldo Palazzeschi, 1910, che il docente intona e interpreta trascinando le risate dei ragazzi.

E dopo di lui una lezione più seria ma non meno appassionante, quella del professore di chimica e biologia, che ha scelto per tema l’acqua raccontandone le origini, le caratteristiche e il suo essere bene non rinnovabile, agganciandosi così alla battaglia per l’acqua pubblica, di cui fornisce elementi scientifici per spiegarne la validità. E proprio questo aggancio con la realtà attuale attira l’attenzione dei ragazzi, che partecipano, domandano, commentano.

Una chiave adoperata anche dalla prof di storia e filosofia, Federica, ancora precaria, che a margine della “lezione di piazza” ci racconta la difficoltà di tenere alta la qualità dello studio e il rapporto con i ragazzi “quando si cambiano cinque scuole in un anno”. Una condanna che può solo peggiorare, da quando a “chiamare i supplenti non è più il Provveditorato – spiega – che voleva dire supplenza annuale, anche se limitata a giugno per non pagare le ferie. Ora a chiamare sono i Presidi – manager della scuola-azienda – e possono farlo anche solo per 5 giorni. Capisci che così diventa impossibile tenere il filo di un racconto storico”. Devastante sul progetto di lavoro, e altrettanto sul progetto di vita. E si capisce ancora di più quando comincia la sua lezione sulla Repubblica romana.

Perché la giovane professoressa apre con un sintetico quanto chiaro quadro storico, nel quale abilmente inserisce i fatti specifici, le vicende che portarono la Repubblica ad affermarsi e ad essere sconfitta, fino alla lettura dei primi articoli di quella che definisce “la Costituzione più democratica”, sigillata “proprio mentre i francesi entravano a Roma”. “Il monito – spiega – è che la democrazia e le Costituzioni sono il frutto delle lotte, che lottare fa la differenza anche quando si perde, e a noi che viviamo oggi la storia, viene consegnata un’esperienza preziosa che ci consente di maturare i passi successivi”. I visi dei ragazzi mostrano la totale attenzione, hanno l’aria di cervelli che girano, registrano, elaborano.

Anche quando, su un altro piano ma con la medesima chiave, la prof di italiano attacca la lezione su Pennac, e in particolare sul suo libro “diario di scuola”. Alessandra recita quasi mentre legge gli episodi più divertenti, quelli che mettono alla berlina i rapporti fra studenti e docenti, fra genitori e docenti e fra genitori e ragazzi, ironizzando su fisime e ossessioni. Ma racconta anche dei ragazzi capaci di fare uno scatto di maturità anche indipendentemente dagli adulti. E’ un atto d’amore di una professoressa quello di voler riconoscere qui, ai suoi ragazzi, di dover essere capaci di seguirli e lasciarli andare, consegnando scienza ed esperienza come strumenti la cui valutazione sull’uso deve essere lasciata ai ragazzi, fidando nel percorso di maturazione di ciascuno.

Il prof di musica torna in scena per chiudere il pomeriggio. Ha scelto “Come together” dei Beatles per l’ultima performance da corifeo con i ragazzi alle maracas, campanelli e voci a fare il coro. Un buon auspicio per tutti “coloro che verranno”, ma che già ora e qui, unisce in un unico slogan: “la scuola è pubblica e non si tocca, la difenderemo con la lotta”.

(27 novembre 2010)

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