Dalla società civile l’alternativa al regime delle cricche
Paolo Flores d’Arcais
, da L’Espresso
Finalmente i consensi per il regime di Berlusconi sono in caduta libera. Le varie forze di opposizione sono ormai nel paese una schiacciante maggio-ranza. Eppure alle prossime elezioni politiche potrebbe avvenire l’irreparabile: l’alleanza delle cricche vince di nuovo, grazie al sistema elettorale “porcata” e alle divisioni degli oppositori.
L’unità non è ovviamente un valore in sé, e nella storia della sinistra è stata tante volte agitata come una clava per emarginare ogni dissidente. E’ evidente del resto che tra il modo di opporsi a Berlusconi di Casini e quello dei movimenti della società civile c’è un abisso, che nessuna buona volontà può colmare. Ma almeno tra le varie componenti di questi movimenti di lotta (e una parte dei partiti dell’opposizione parlamentare) iniziare a discutere nel merito di un programma di governo alternativo a quello della cricche è ormai un dovere improcrastinabile.
Ecco perché tre donne e tre uomini, diversi per attività professionale, esperienza politica, fede religiosa, lanciano un appello a tutte le esperienze di base perché si uniscano almeno in una fase di discussione ed elaborazione: per verificare su quali temi e obiettivi vi sia l’omogeneità necessaria per dare vita eventualmente anche a liste autonome di società civile nella prossima tornata elettorale. Tanto più urgente, questo compito, visto che assai verosimilmente si andrà a votare prima della scadenza del 2013, checché ne dicano Berlusconi e Maroni.
Troppo spesso queste realtà di base restano isolate le une dalle altre (e se ne lamentano). Troppo spesso vi sono nelle sigle e nelle personalità di riferimento delle chiusure da gelosie “identitarie”. Sul fronte delle cricche e del regime, invece, vige una straordinaria capacità di fare fronte unico, malgrado le abissali differenze. Ma lì il collante è il privilegio, la menzogna, l’illegalità. Possiamo continuare a regalare al regime questo vantaggio?
Se ripercorriamo dieci anni di manifestazioni, dobbiamo riconoscere che uno dei temi “scomodi” è proprio e sempre il rapporto tra i movimenti e i partiti. I girotondi – con non poche discussione interne, anche intense – decisero che a piazza san Giovanni non avrebbe parlato nessun esponente di partito. Nella più recente manifestazione di “Se non ora quando” la scelta è stata invece opposta (addirittura alcune politiche elette con la destra). E nelle varie occasioni si può dire che tutta la gamma delle scelte possibili sia stata sperimentata.
Non solo il giudizio sui partiti, ma anche quello sul Presidente della Repubblica, è stato diverso. E potremmo continuare. Ma queste articolazioni di opinioni non possono diventare un alibi per continuare a non comunicare, a non discutere, a non tentare di verificare nel merito la possibilità di iniziative comuni anche sotto il profilo elettorale. Perché una cosa è evidente a tutti e confermata da ogni sondaggio: ci sono quote di elettori antiberlusconiani assai ampie che hanno una disistima totale dei partiti di centro-sinistra e potrebbero restare a casa o disperdere i voti su liste di protesta (che con l’attuale “porcata” equivale, alla Camera, a dare mezzo voto a Berlusconi). Solo la presenza nell’alleanza anti-regime di una o più liste autonome della società civile può garantire la liberazione dell’Italia.
Un tempo si parlava di “vacanze intelligenti”. Utilizzarle anche per stabilire la comunicazione su uno spazio web comune, attraverso i siti che aderiranno all’appello (L’Espresso, Il Fatto, MicroMega, la Fiom, Articolo 21, La Repubblica e tanti altri, speriamo), e cominciare a definire i temi principali, oltre che intelligente potrebbe essere appassionante, per fare di settembre un mese di discussione a cui partecipino centinaia di club e associazioni e migliaia di cittadini. Una grande “assemblea della Pallacorda” attraverso la rete.
(28 luglio 2011)
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